Herafter: Eastwood non vuole alzare il velo sul mistero della Morte

L’ultimo film di Clint Eastwood non propone una risposta dettagliata all’eterna domanda “Cosa c’è dopo la morte?”. Per il regista di Gran Torino il contatto con l’Aldilà non vuole alzare il velo sul mistero della Morte, che deve restare tale, ma generare vita nell’aldiquà attraverso l’amore

Si può fare un film che ha per tema e per titolo l’Aldilà senza cadere nella retorica, o nella tirata ideologica, o nel kitsch? Sì, se il regista è Clint Eastwood e se la chiave del film è il discrimine costituito dall’esperienza diretta, che divide il mondo in due: chi ha fatto esperienza e chi no (con la conseguenza di una comunicazione profonda fra alcuni esseri umani e di un’incomunicabilità assoluta con altri).

Hereafter non propone una risposta dettagliata all’eterna domanda “Cosa c’è dopo la morte?”.
Certamente, mostra attraverso le storie di alcuni personaggi che non tutto finisce con l’ultimo respiro, ma lascia aperta e senza risposta definitiva la domanda sul “dove vanno le persone defunte” quando si accomiatano dai loro cari che sono riusciti a mettersi in contatto con loro, così come la domanda su Dio: all’evidenza dell’Aldilà a un certo punto si arrende anche una dottoressa svizzera che non cessa di proclamarsi atea.

Il monito che Eastwood lancia è un altro: che i vivi dovrebbero lasciare in pace i morti per il loro stesso bene
e per non rinunciare a vivere maturamente. A meno che non si ritrovino dentro all’avvenimento imprevisto – coincidenza, Grazia? – di un’esperienza personale di rapporto coi morti, che li trasforma in una categoria di esseri a parte. Non certo più fortunati degli altri. George e Marie – un genuino sensitivo americano e una giornalista francese di punta – si ritrovano la vita personale devastata dal “dono” del contatto con l’Aldilà, trattati alternativamente come visionari, appestati o fenomeni da baraccone, persone da emarginare o da sfruttare per scopi più o meno nobili.

Le loro figure però giganteggiano nel confronto con chi ritiene di avere tutte le risposte:
scettici esperti di comunicazione francesi, esponenti clericali delle varie religioni, medium e sensitivi truffaldini. Per la semplice ragione che i secondi dottoreggiano su ciò che in realtà non conoscono, i primi irradiano turbamento e pudore per il mistero di cui sono stati resi partecipi. Ma nulla sembra poter fermare la loro deriva verso il non senso. Nulla, se non l’anima pura di una persona che ha buonissime ragioni per voler parlare a un morto: Marcus, superstite del fratello gemello Jason. Sarà lui, con un atto di gratitudine verso George, a rendere possibile l’incontro che svela il senso degli avvenimenti: il contatto con l’Aldilà non aveva lo scopo di alzare il velo sul mistero della Morte, che deve restare tale, ma di generare vita nell’aldiquà attraverso l’amore.