Grazie a tutti voi, cari lettori, che ci trattate come si trattano gli amici

Dopo tre mesi di campagna abbonamenti straordinaria, il timore di tornare dal Meeting di Rimini con le pive nel sacco era forte. Ma è stato smentito da una raccolta superiore all’anno scorso

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tempi-settimanale

Pubblichiamo l’editoriale del numero di Tempi in edicola. La nostra campagna abbonamenti straordinaria continua.

Quando succedono cose come il Meeting di Rimini, alla cui origine non c’è l’ansia di conformismo ma il “pensiero sorgivo” (Angelo Scola) di don Luigi Giussani, è naturale che fiocchino interpretazioni. Ma una cosa è parlare di tori, un’altra è scendere nell’arena. Così, noi, che anche quest’anno siamo scesi nell’arena con il consueto stand di promozione della nostra testata, facciamo liberamente un po’ di toreada in casa nostra.

Anzitutto, prima banderilla, è veramente ininfluente, per capire cosa sia Comunione e Liberazione, soffermarsi su dettagli che hanno dato notiziabilità all’evento. Che il mattatore del Meeting Giorgio Vittadini dica «no, non si può dire che siamo diventati di centrosinistra. Ma certamente si può dire che non siamo più di centrodestra. Sicuramente il Pd non è più invotabile», pesa ovviamente di più (forse, elettoralisticamente parlando, ma quanti voti ha Cl?) dell’opinione del direttore di Tempi giustamente sospettato da Salvini di «pensarla diversamente». Però a Vittadini ci lega l’Eterno. A Renzi e a Salvini il grandissimo rispetto per la caducità del potere relativo.

Pesca invece nell’ordine dell’assoluto, sebbene sia una facezia nell’enormità dei casini del mondo, il fatto che dopo tre mesi di Sos e campagna straordinaria, il timore di tornare a casa da Rimini con le pive nel sacco sia stato smentito da una raccolta di abbonamenti che ha superato quella dell’anno scorso. Il che, secondo noi, significa due cose della fedeltà dei nostri amici lettori e abbonati che qui ringraziamo con tutto il cuore e ammiriamo con tutto l’intelletto. Primo, significa che chi ci legge ci sente giustamente amici. Amici! Non perché abbiamo certe idee su Renzi e Salvini. Ma perché proviamo a non essere ideologici e a non inseguire il pensiero debole di chi tende ad alimentare divisioni perfino nell’esperienza di un grande amore («Io-Tu, e tutto ciò che accade diventa un avvenimento nel suo ambito», diceva Guardini) e perciò si posiziona al fine di promuovere polemiche e contrapposizioni anche sulle cose giuste (come, per esempio, sono cose giuste sia la testimonianza personale sia l’impegno in politica, sia l’azione contro il gender sia il rispetto del volto umano anche del più cattivo maestro). Lo sappiamo, la tentazione della divisione è lì ogni qualvolta avvertiamo una mancata corrispondenza, una infedeltà, una ingiustizia, una irrealtà.

Perciò ci si divide ovunque, sul posto di lavoro come in famiglia. Ma questa è esattamente la battaglia dell’unità in cui il Meeting – con i suoi volontari, i suoi canti, i suoi incontri incentrati sull’esperienza – dimostra malgrado i limiti dei suoi aderenti, l’invincibile potenza dell’unità operata da Cristo.

Seconda banderilla: molti giornali hanno fatto osservazioni tipo titolo della Stampa: “Cl, ritorno alle origini per il Meeting orfano della politica”. Cl non torna a nessuna origine, perché l’origine Cl ce l’ha dentro e non deve cercarla da nessuna parte; quanto all’orfanotrofio, almeno Vittadini e noi non ci crediamo.

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