Gloriosa maggiorata coetanea di Pamela Anderson cerca il suo Julian disperatamente

Solo la prepotente egemonia americana può far sembrare più degna di riciclarsi in eroina civile una che interpretava una bagnina rispetto a me, che interpretavo gloriosamente me stessa

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epa05678388 Member of the IFAW (International Fund for Animal Welfare), model and Canadian-American actress Pamela Anderson attends a news conference in Moscow, Russia, 16 December 2016. The conference dealt with IFAW efforts and new projects to protect and preserve rare animals around the World.  EPA/SERGEI ILNITSKY

Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Cara Guia, innanzitutto mi scuso per il parziale anonimato: sono stata una delle donne più famose d’Italia, nel secolo scorso, e preferirei che la mia storia gloriosa non venisse accostata ai miei dubbi di ora. Temo la peggiore delle sorti: che mi diano dell’invidiosa.

Devi sapere che c’è stato un tempo in cui ero l’Elena di Troia della nostra nazione: non dico che per me si facessero guerre, ma presidenti del Consiglio non esitavano a trasformarsi in fattorini se esprimevo il desiderio di una pizza. Certo, allora ero giovane, e con l’aiuto di un buon balconcino potevo apparire strabiliantemente soda (adesso vado per i cinquanta fastidiosi anni e, se il mio seno è esplosivo come sempre, gli acidi si dividono in chi dice «sarà rifatta» e chi dice «sì ma se levi il push-up crolla tutto»). Insomma, invecchiare è difficile per tutte ma per chi ha avuto gli ormoni maschili a propria disposizione di più.

Non posso mica fare la fine di certe mie coetanee che si mettono con nobilastri o ex calciatori o giovani mantenuti: io sono stata con chi comandava il mondo, mi serve un sequel all’altezza. E quindi l’altro giorno apro un giornale, e ci trovo Pamela Anderson. Dice che vuole trasferirsi in Francia con Assange, e a me esplode il cervello. Innanzitutto io sono più tettona di lei e so con che disprezzo le parigine guardano noi che non dissimuliamo la nostra prorompenza. Poi lei è mia coetanea e non capisco cos’abbia più di me. Solo la prepotente egemonia americana può far sembrare più degna di riciclarsi in eroina civile una che interpretava una bagnina rispetto a me, che interpretavo gloriosamente me stessa.

Insomma, mi sono messa subito a cercare “tizi tipo Assange con cui potrei fare l’upgrade a donna di contenuti”, ma non trovo niente che vada bene. Ho guardato Narcos tutta speranzosa, e quel cretino di Escobar non mi va a morire prima della fine? Era perfetto, un criminale è proprio quel che ci vuole, potrei spiegare ai giornali che è tutto un equivoco, potrei vestirmi accollata (ho già ritagliato tutte le foto di Ilaria D’Amico, vado nei negozi direttamente con quelle) e fare la dolente portavoce. Ho studiato Elon Musk: non ho capito bene cosa faccia ma mi è chiaro che piace alla gente che piace, anche se mi sembra uno che si sbatte un sacco a progettare roba che non funziona, razzi che esplodono, supertreni che non vanno, multiproprietà sulla Luna che non s’affittano. Ho chiesto a gente di cultura e m’hanno spiegato che è la sindrome Steve Jobs: una volta se facevi roba che non funzionava eri un fallito, ora sei un visionario. Comunque niente, tempo buttato pure su Elon Dopobarba: dice che prima di me è arrivata l’ex moglie di Johnny Depp. Maledette americane, mi battono sempre sul tempo.

In Italia mi sembra ci sia carenza di figure di maschi con velleità contenutistiche che possano riscattare l’immagine di noi ragazze vistose: Di Battista si è accasato, Accorsi pure, e l’agente di Fedez mi ha chiesto di mandare una richiesta comprensiva degli ultimi cinque 740 e d’una certificazione del numero di follower su ogni social (dice che comunque c’è molta lista d’attesa e probabilmente non sono abbastanza qualificata). Eppure dev’esserci un Assange anche per me, non perdo la speranza.
Sabrina ’68

Cara Sabrina, ti confesso che ho molta nostalgia dei tempi in cui «oltre le gambe c’è di più» era un ritornello scherzoso e non un manifesto senonoraquandista, in cui quando cascavano le tette le ragazze sagge cercavano di tirarle su a mezzo lingerie, invece di cercare un ferretto che facesse apparire più sodo il cervello.

Tuttavia so che non è una predica, quel che vuoi da me: tu vuoi un nome. Uno che possa salvarti dall’oblio e regalarti quindici ulteriori minuti di copertura stampa. Tu hai bisogno di uno che come te non si sia arreso al fatto che il suo momento di gloria sia passato. Di uno con più ambizioni che senso della realtà. Di uno con più autostima che incarichi. Insomma: tu vuoi Matteo Renzi. Fammi sapere se ce la fai, io tifo per voi.

Foto Ansa

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