Gli autonomi aggrediscono i giornalisti “non allineati” col pensiero No-Tav. Ma Torino tace

Gruppi di studenti e autonomi hanno fatto irruzione nella redazione della Stampa, acceso fumogeni e pesantemente attaccato alcuni cronisti. Ma la città sonnecchia indifferente

Cosa accade nella città che vide cadere sotto il piombo brigatista Carlo Casalegno? Cosa è capitato, anche al proverbiale ceto medio riflessivo, se Torino non s’indigna per le liste di proscrizione di giornalisti non graditi al movimento No Tav, ormai elencati per nome e cognome nei volanti dell’estremismo intruppato (senza dissociazioni) nel movimento che avversa la nuova Torino-Lione? Cosa può portare gli studenti, con supporto di autonomi ed anarchici, abilissimi nell’entrismo, a dare l’assalto alla redazione della Stampa?

Abbiamo già raccontato da queste colonne l’acuirsi dello scontro con i cronisti dei principali quotidiani cittadini. L’altro giorno, si è passati ai fatti: un gruppo di studenti e autonomi che da alcuni giorni stanno occupando Palazzo Nuovo, sede dell’Università di Torino, ha fatto irruzione nella redazione della Stampa per protestare contro alcuni articoli. Hanno acceso fumogeni, hanno scavalcato i tornelli e hanno raggiunto l’area riservata ai cronisti scandendo slogan e insulti, con precisi riferimenti ad alcuni giornalisti.

Una situazione che ha fatto dire, in una nota di ieri, all’onorevole Stefano Esposito: «Oramai siamo alla caccia all’uomo in perfetto stile squadrista. L’aggressione alla redazione della Stampa e le minacce a Massimo Numa dimostrano, ancora una volta, che non è più possibile scrivere e pensare cose che possano dispiacere ora ai No Tav, ora agli occupanti abusivi di residenze universitarie, ora ai centri sociali. Realtà tutte evidentemente accomunate da un’intolleranza violenta e fanatica, dal disprezzo delle istituzioni e della democrazia».

Non ci si può non chiedere perché manchi, in questa città dove i salotti devoti alla causa azionista sono stati prodighi di indignazione antiberlusconiana, una diffusa reazione che dica con chiarezza che non possono avere legittimità azioni contro la libertà d’informazione.

Il “nuovo qualunquismo”, politicamente corretto o almeno politicamente conveniente in vista di “cambi di regime”,  rende forse più spendibile il silenzio?