Giussani visto da vicino. I libri di Negri e Ronza

Usciti per Ares due volumi sulla figura del fondatore di Cl. Due spunti prima della presentazione online martedì 23 febbraio

Tra pochi giorni, il 22 febbraio, sarà l’anniversario della scomparsa di don Luigi Giussani (1922 – 2005), fondatore del movimento di Comunione e liberazione. Per l’occasione, le Edizioni Ares pubblicano due libri che ne ricordano la figura. Gli autori sono monsignor Luigi Negri, arcivescovo emerito di Ferrara e Comacchio, e Robi Ronza, giornalista e per molti anni portavoce del Meeting di Rimini, l’espressione culturale più nota del movimento. Si tratta di due persone che hanno visto e conosciuto don Giussani da vicino, condividendo con lui l’esperienza ciellina dai primordi.

Martedì 23 febbraio alle ore 21.00 sulla pagina Facebook dell’editore Ares sarà trasmessa la presentazione dei volumi. A dialogare con gli autori saranno Giuliana Contini (che ha firmato l’introduzione del libro di Negri, Con Giussani. La storia & il presente di un incontro) e Giancarlo Cesana (che ha scritto l’introduzione del volume di Ronza, Luigi Giussani. Comunione e Liberazione & oltre).

Intimità di amicizia

Con Giussani. La storia & il presente di un incontro di Negri è un libro passionale e profondo, in cui risuona continuamente una delle parole più care al fondatore di Comunione e liberazione: amicizia. Una parola che ritorna anche nel (bellissimo) biglietto d’auguri che lo stesso sacerdote brianzolo inviò all’amico Negri in occasione del suo sessantesimo compleanno e che l’autore riporta nelle pagine del libro:

«Carissimo Luigi, i tuoi sessant’anni mi fanno ricordare tutta una vita che abbiamo speso insieme da quando a scuola eri poco più che bambino e tra i primi hai cominciato a camminare nel grande avvenimento di vita che ci ha presi. Così la fedeltà di allora ci ha fatto crescere in una intimità di amicizia che solo Dio conosce, Lui che l’ha voluta per noi e quindi per chi abbiamo incontrato in tanti anni di Movimento, per il mondo».

Il volume di Negri raccoglie dunque aneddoti personali e riflessioni di carattere culturale e teologico, a partire da quell’ottobre del 1957 quando Giussani entrò nel liceo Berchet di Milano e, come un uragano, travolse le vite di giovani per cui il cristianesimo era già qualcosa di sconosciuto o qualcosa di un po’ insipido consegnato dalla tradizione. Il libro di Negri è tambureggiante nel riconsegnarci episodi e fatti di questa nuova vita che, pur tra mille difficoltà, infiammò intere generazioni di uomini che scoprirono, seguendo il vulcanico prete dalla voce roca, che la vita è vocazione e che tutto – tutto: dall’arte alla cultura, dalla natura al canto – è strumento per l’educazione
alla fede. Fu «un’esperienza travolgente» scrive Negri che impreziosisce le sue considerazioni con alcuni aneddoti personali, di cui ne riportiamo uno:

«Quando mi presentai per la prima volta al “raggio” – era la fine di marzo del 1958 – Giussani sorridendomi mi accolse con queste parole: “Finalmente sei arrivato anche tu!”. Ognuno di noi si sentiva accolto personalmente da un abbraccio forte che diventava proposta di vita e nello stesso tempo sollecitava la nostra libertà che egli continuamente sosteneva e correggeva, senza mai sostituirvisi».

Stile laico

Sin dal il titolo (Giussani. Comunione e Liberazione & oltre) Ronza chiarisce che l’intento del suo libro è quello di indagare la figura del sacerdote e la sua eredità come risorsa non solo per Cl, ma per tutti. Lo stile e il “piglio” sono dunque quello del giornalista che parte dagli argomenti più discussi nel dibattito pubblico a proposito di Cl (la politica, il Meeting, Formigoni, la successione) per poi risalire fino al «nocciolo della questione». È per questo che, sin dalle prime pagine, Ronza pone una questione: poiché per la sua statura intellettuale Giussani merita di essere considerato un Dottore della Chiesa, il rischio è lui rimanga «imprigionato» nel ruolo di fondatore di un movimento. «Beninteso – scrive Ronza – Comunione e Liberazione è la sua principale opera educativa, da lui guidata e animata fino all’ultimo respiro, ma in realtà egli fu anche molto più di questo».

Per farci capire questo “più”, l’autore descrive, in uno dei capitoli più interessanti del libro, il rapporto tra Giussani e alcuni grandi pensatori cristiani del Novecento: Henri de Lubac, Hans Urs von Balthasar, Romano Guardini (l’unico dei tre che non conobbe personalmente) e, naturalmente, Joseph Ratzinger.

Anche nel libro di Ronza si trova più di un ricordo personale e, in particolare, una bella definizione di Giussani che spiega bene perché, già a partire dalla metà degli anni Cinquanta, in tanti, pur provenendo dalle più diverse estrazioni culturali, ne rimasero affascinati:

«Eravamo allora abituati a preti molto clericali nei modi, ma poi in sostanza molto laici nei contenuti. Ciò che invece subito mi colpì in don Giussani era il suo stile molto laico, malgrado l’abito talare allora di rigore, e viceversa il suo aperto proclamare Cristo sia come centro della storia che come risposta ai nostri problemi esistenziali».

Foto Ansa