Ghana senza i big, sognando di tornare ai tempi di “Pelé”

Mancheranno Boateng, Essien, Mensah e i due Ayew, figli di Abedi “Pelé”. Storia di un campione che una volta, da dirigente, ha vinto 31-0 (ma fu un “biscottone”).

La Torino granata non ha dimenticato ancora i funambolici movimenti che lo avevano portato alla ribalta dell’Europa. Era grazie a quei guizzi che l’adolescenza aveva regalato al ghanese Abedi Ayew un soprannome cui non serviva aggiungere altro: “Pelé”. Così il pallone del Vecchio Continente ha conosciuto uno dei più grandi talenti di sempre sfornati dall’Africa: gambe rapide e infaticabili, sinistro da reparto di chirurgia, Abedi a inizio anni Novanta si è portato a casa ben tre palloni d’oro continentali, roba per intenderci che poi è riuscita solo a Weah ed Eto’o (5).

30 ANNI DI ASTINENZA. Al suo Ghana manca il successo in Coppa Africa proprio dal 1982, trentun’anni, ossia da quando era “Pelé” a spingere coi suoi gol le “Stelle Nere” sul tetto del continente. Strana sorte quella di Ayew e della sua Nazione: l’impresa riuscì subito, quando il ragazzo aveva solo 18 anni, poi per 16 primavere continuò a rispondere ad ogni convocazione. In Europa spopolava, col Marsiglia vinceva la Coppa Campioni del ’93 divenendo il “man of the match” della finale col Milan, ma coi colori di casa sua non riusciva più a vincere nulla. Le “Black Stars” erano inconcludenti: fallivano ogni anno gli accessi ai Mondiali, mentre in Coppa Africa collezionavano bei piazzamenti senza mai ritornare in vetta. Un vizio, quello dell’inconcludenza, che non riescono a perdere neanche ora: nel 2010 il mondo rimaneva incantato dall’impresa di Appiah, Boateng e compagni, sconfitti solo ai rigori ai quarti di finale del Mondiale sudafricano. Si diceva che il futuro sarebbe stato loro: ma un anno fa nella Coppa Africa rimediarono solo un discreto quarto posto, pagando forse per le troppe assenze di tanti ragazzi europeizzati. Quest’anno ne avranno ancora meno: difficile dire chi sia la favorita di questa Coppa Africa, ma le tante assenze del gruppo di Kwesi Appiah non renderanno certo facile il loro cammino. Non c’è Muntari, non c’è Boateng, non c’è Essien, non ci sono André e Jordan Ayew, i due figli di “Pelé”.

CLAMOROSO AD ACCRA: 31-0. Ed è un peccato pensare che il nome di Abedi sia tornato sui giornali europei solo qualche anno fa, protagonista di una vicenda tanto paradossale quanto assurda. Nel 2007 infatti Pelé è stato squalificato per un anno, perché compromesso in un “biscottone” dai caratteri farseschi. La squadra di cui era proprietario e fondatore, il Nania Fc, si giocava la promozione nella massima serie ghanese, in un testa a testa contro i Great Mariners. Fin qui tutto a posto, se non fosse che all’ultima giornata, con le due squadre appaiate in testa alla classifica e urgentemente bisognose (in ogni modo) di fare più gol possibili per spostare la differenza reti a proprio favore, i Great Mariners vincevano ben 29-0 sul Tudu Mighty Jets. Saranno stati promossi loro, direte voi. Invece no, a passare fu il Nania di Ayew, che vinse ben 31-0 con l’Okwahu United. 2-0 il risultato a mezz’ora del termine, poi un imprevisto dietro l’altro: 5 giocatori del club ospite “s’infortunano”, e inizia il tiro al bersaglio, seguito chiaramente dalla goleada nell’altro match, fermatasi “solo” a 29. Ovviamente una tale marea di gol ha insospettito la federazione, che ha multato tutte e quattro le squadre retrocedendole di una serie e squalificando una cinquantina di giocatori e dirigenti. Tra cui, appunto, anche “Pelé”.

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