Germania, cristiani perseguitati dai musulmani nei campi profughi. «Governo non fa niente»

Insultati, picchiati e costretti a convertirsi all’islam. E chi osa denunciare «viene minacciato dai traduttori musulmani e dalle guardie dei campi, che spesso sono salafite»

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Non solo i migranti cristiani sono perseguitati dai musulmani dentro i campi profughi tedeschi e i container che li accolgono, ma vengono anche minacciati dai traduttori che dovrebbero aiutarli quando cercano di sporgere denuncia. È quello che emerge da un’intervista a Paulus Kurt, che fa parte del Consiglio centrale dei cristiani orientali in Germania (Zocd).

CRISTIANI PERSEGUITATI. Una sua intervista alla versione tedesca di Zenit è appena stata tradotta in inglese dall’Osservatorio europeo sull’intolleranza e la discriminazione contro i cristiani. Kurt non parla solo, come già fatto in precedenza, di come i cristiani siano perseguitati, insultati, minacciati di morte, messi sotto pressione per le richieste di conversione all’islam e costretti spesso ad andarsene dal paese o a cercare rifugio al di fuori dei campi. Aggiunge dettagli fino ad oggi sconosciuti.

«NESSUNO CI HA ASCOLTATO». Innanzitutto, le prime richieste di aiuto gli sono arrivate da migranti cristiani ad agosto 2015. Da subito il Zocd ha avvertito autorità e politici ma «quasi nessuno ci ha dato sostegno» ripetendo che «siamo uno stato laico dove vige il rispetto della legge». In pratica il problema è stato ignorato, anche «per mancanza di adeguate conoscenze culturali e storiche», come ad esempio la persecuzione che già i cristiani subiscono nei paesi di origine per mano dei musulmani.

MINACCE DEI TRADUTTORI MUSULMANI. Di conseguenza, Kurt ha cercato di aiutare i cristiani a sporgere denuncia per le angherie subite ma «quando le persone danneggiate lo facevano, non succedeva niente o il processo durava troppo, mentre quelli temevano per la loro vita». Perché? «Il primo problema è che si tratta della parola di una persona contro quella di un’altra. Il secondo è costituito dai traduttori, che sono musulmani e parteggiano spesso per gli accusati. Io sono a conoscenza di casi in cui i traduttori hanno detto ai cristiani, mentre andavano dalla polizia, che se avessero sporto denuncia si sarebbero potuti scordare le domande di richiesta d’asilo. Ho visto spesso denunce ritirate perché i cristiani venivano minacciati così».

LE GUARDIE SALAFITE. Le autorità, pur sapendo tutto, si sono difese affermando che «non si può fare niente se le persone non denunciano». E intanto chi si è esposto, «ha ricevuto ancora più minacce sia dagli accusati, che da gruppi più vasti», senza l’adeguata protezione delle autorità. «Il messaggio è chiaro: se osi denunciare, dovrai pagarne le conseguenze».
Quando in ottobre le richieste di aiuto al Consiglio centrale sono aumentate in modo esponenziale, «abbiamo attivato un numero verde per chiedere aiuto». Hanno ricevuto tantissime telefonate e indagando hanno scoperto anche che «le guardie di sicurezza» statali «musulmane presenti nei campi danno sostegno ai compagni credenti e così discriminano gli altri. In alcuni campi abbiamo anche visto salafiti assunti come guardie di sicurezza». I salafiti sono gli stessi la cui crescita «fuori controllo» è stata denunciata di recente dal capo dell’intelligence tedesca, Hans-Georg Maassen, come fattore che «sta allargando il bacino di reclute per il jihad» nel paese.

FIDUCIA MAL RIPOSTA. Per Kurt i politici dovrebbero «parlare apertamente e onestamente di questi casi», perché «il rispetto della legge che questi cristiani speravano finalmente di trovare in Germania per loro non esiste. [Il governo] si è fidato delle persone sbagliate per quanto riguarda la protezione delle minoranze e l’applicazione della legge». Il Consiglio centrale dei cristiani orientali in Germania ha quindi consigliato al governo di raccogliere subito la nazionalità dei migranti e dividerli in base alla religione di appartenenza. Cosa che però non è ancora avvenuta.

Foto Ansa

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