Gaza. Netanyahu prepara l’invasione. Razzi Hamas fermati da Iron Dome. Cristiani minacciati tra due fuochi

Il sistema difensivo israeliano intercetta il 90 per cento dei razzi di Gaza, ma Hamas alza il tiro e minaccia aeroporto Ben Gurion e centrale nucleare a Dimona. 2.500 cristiani di Gaza intrappolati dalla guerra

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La guerra fra Hamas e Israele rischia di culminare con una invasione della striscia di Gaza da parte dell’esercito israeliano, su ordine del governo Benjamin Netanyahu. «L’offensiva terrestre è sul tavolo e le istruzioni del premier sono prepararsi ad una profonda, lunga, continua e forte campagna a Gaza», ha detto una fonte militare israeliana al quotidiano Haaretz.
Nel frattempo, continua l’operazione “protective edge“, con raid sulle postazioni di Hamas a Gaza. Inoltre, il sistema difensivo israeliano “Iron Dome”  ha impedito al 90 per cento dei missili lanciati da Gaza in questi giorni di esplodere sul suolo. L’insuccesso dei lanci contro Israele, ha spinto il braccio armato di Hamas, le Brigate Ezzedin al-Qassam, ad alzare il livello della minaccia con lanci di missili su obiettivi sensibili come Gerusalemme, la centrale nucleare di Dimona e l’aeroporto internazionale Ben Gurion di Tel Aviv. Motivo in più per Israele di invadere la striscia.

IRON DOME. I militanti di Gaza hanno sparato centinaia di razzi su Israele, alcuni dei quali con una gittata che supera i 100 chilometri. Il nuovo sistema difensivo israeliano, Iron Dome, sta respingendo la maggior parte degli attacchi, ha spiegato oggi il ministro della Difesa israeliano Moshe Yaalon, definendo lo scudo «un successo».
Il sistema anti-missilistico israeliano, finanziato dagli Stati Uniti, è stato schierato in sette batterie in tutto il paese e, grazie a un sistema di avvertimento ad alta tecnologia, è in grado di intercettare la maggior parte dei missili che cadono sul paese. Iron Dome riconosce rapidamente la traiettoria dei razzi in arrivo, abbattendo quelli diretti verso i principali centri abitati e lasciando esplodere quelli diretti in zone abitate, per risparmiare i costi. Il prezzo per ogni tentativo di intercettare un missile, infatti, si aggira attorno ai 20 mila dollari.

HAMAS FRUSTRATA. «Se continuiamo di questo passo, avremo delle buone probabilità di migliore il rapporto vittime-missili, portandolo a 1 ogni 10 mila razzi lanciati», ha detto oggi all’Associated Press Yossi Kuperwasser, un ex militare, direttore generale del ministero degli Affari strategici di Israele. Per Kupperwasse questo dà la possibilità a Israele di «di trattenere il respiro per qualche tempo in più». «Sono sicuro – ha continuato – che Hamas si sente frustrata per questa situazione, perché dopo il lancio di centinaia di razzi, non sono riusciti a ottenere vittime israeliane». La frustrazione di Hamas non riguardo soltanto l’insuccesso dei lanci di missili verso Israele, ma anche la perdita di consensi all’interno della striscia, in favore di fazioni palestinesi ancora più estremiste, fra cui gruppi jihadisti che hanno giurato fedeltà al califfato islamico instaurato da Abu Bakr al Baghdadi in Siria e in Iraq.

CRISTIANI A GAZA. A Gaza ci sono anche 2.500 cristiani. Vivono fra due fuochi, in mezzo a 1 milione e mezzo di musulmani, in un territorio governato da Hamas e minacciati, insieme agli altri palestinesi, dagli attacchi israeliani. «Come i cristiani palestinesi che vivono in Cisgiordania – scrive l’associazione Pro terra sancta, lanciando un appello per la pace – non hanno una posizione facile nel conflitto; in quanto palestinesi subiscono le conseguenze dell’occupazione ovvero del blocco israeliano; in quanto cristiani sono considerati aperti simpatizzanti dell’Occidente poiché non appartengono alla maggioranza musulmana». I cittadini di Gaza più della metà sono minorenni, due terzi della popolazione vive in otto campi profughi. Quasi l’80 per cento dei palestinesi della striscia dipende dagli aiuti umanitari.

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