FVG Regionali. Gottardo: «Serracchiani vince contestando Pd. Per noi maledizione 0,3 per cento»

Intervista al coordinatore regionale del Pdl dopo il voto in Friuli Venezia Giulia. I grillini hanno fatto flop sebbene il comico abbia fatto molti comizi

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Il centrosinistra ha vinto in Friuli, ma il centrodestra è la prima coalizione. E il Pdl ha cinque punti in più del Pd nella Regione. Isidoro Gottardo, coordinatore regionale del Pdl, analizza il voto alle regionali in Friuli-Venezia Giulia, che hanno visto prevalere per soli 2 mila voti il candidato del Pd Debora Serracchiani sul leader della coalizione di centrodestra Renzo Tondo (Pdl). Terzo, staccato di 20 punti percentuali, il candidato grillino Saverio Galluccio. «Preoccupante» la bassissima affluenza alle urne precipitata al 50,3 per cento, dal 77 per cento delle recenti elezioni politiche.

PRIMO IL CENTRODESTRA. «Il dato sull’affluenza – dice Gottardo a tempi.it -deve far riflettere, soprattutto per il fatto che si registra in una regione dove l’autonomia è sempre stata considerata come un valore di per sé». L’affluenza a poco più del 50 per cento è indice della «disaffezione della gente verso la politica e della protesta espressa nel contesto dell’indecente spettacolo offerto dai partiti a livello nazionale, dove siamo da più di cinquanta giorni senza un governo».
Quanto al verdetto delle urne, Gottardo si limita a registrare come in Friuli Venezia Giulia sia «arrivata prima la coalizione di centrodestra» (composta da Pdl, Lega Nord, Udc, Autonomia responsabile, La Destra e Pensionati) che, con 180 mila voti, ha ottenuto il 45 per cento dei consensi. Mentre il centrosinistra (Pd, Sel, Idv, Cittadini per Debora Serracchiani e Slovenska Skupnost) con 155 mila voti si è fermato al 39 per cento. Alle politiche era stato un pareggio sostanziale con Pdl, Lega, Fratelli d’Italia e La Destra avanti alla Camera sulla coalizione di centrosinistra (201 mila voti a 198 mila) e, invece, Pd Sel e Centro Democratico avanti al Senato (197 mila a 193 mila). Crolla, invece, il Movimento Cinque Stelle, che si ferma al 13 per cento, con 55 mila voti. Alle politiche erano stati quasi 200 mila (27 per cento). E questo, «nonostante Beppe Grillo sia rimasto a far comizi in Friuli per tutta la settimana prima del voto». Il suo candidato presidente, invece, ha preso 103 mila voti, fermandosi al 19 per cento.

SERRACCHIANI VINCE. «È chiaro – continua Gottardo – che, per via della legge elettorale vigente, in Friuli Venezia Giulia ha vinto il candidato presidente che ha ottenuto più voti e non la coalizione. E Debora Serracchiani ha ottenuto oltre 50 mila voti in in più della sua coalizione. Ma non dimentichiamoci che la differenza è stata minima». Serracchiani, infatti, ha ottenuto 211 mila voti, il 39,3 per cento, contro i 209 mila di Tondo, fermo al 39 per cento. Un’incollatura. «È la maledizione dello 0,3 per cento: per lo 0,3 per cento abbiamo perso le regionali come per lo 0,3 per cento abbiamo perso alle nazionali al Senato. Speriamo che finisca».
C’è poi da considerare il fatto, ricorda Gottardo, che Serracchiani «non aveva a sinistra la lista di Rifondazione, esclusa dalla competizione per un errore tecnico nella presentazione delle liste», mentre Tondo si è visto «contendere voti alla sua destra da una lista civica di ex Pdl nata a Trieste e che ha sottratto il 2,4 per cento dei voti». Senza contare che il leader della coalizione di centrodestra è stato «penalizzato da 12 mila schede nulle».

CONTRO IL PARTITO. Ad ogni modo, prosegue Gottardo, «il Pdl, considerando anche Autonomia Responsabile che di fatto è una sua emanazione, ha ottenuto il 31 per cento dei consensi, mentre il Pd si è fermato al 26 per cento». È non è un caso che «Serracchiani abbia giocato tutta la fase finale della campagna elettorale contro il suo partito, dicendo che la stagione di Bersani è finita, che Rodotà è meglio di Napolitiano e che il partito dovrà spiegarle perché non è stato votato». Insomma, «è indubbio che Serracchiani ha vinto perché è riuscita ad ottenere il voto della sinistra radicale e a recuperare sui grillini».

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