Fratello Mancuso, sorella falsità
Non ho mai voluto interessarmi di teologia. Uno perché ho il cervello basso, non adatto ad altezze che mi darebbero il capogiro. Secondo perché non vorrei avvilupparmi in qualche eresia, così da pregiudicarmi, per uno stupido esercizio di presunta intelligenza, l’entrata nel giardino incantato che tutti ci aspetta. L’altro giorno, però, non ho potuto fare a meno di cadere nella trappola. Stavo, come al solito, zappingando, quando lo sguardo mi è caduto su un volto: “Ehi, ma quello lo conosco”. E il pollice che era già passato oltre, è ritornato indietro su La7. Ci ho messo un po’ a realizzare, ma alla fine ci sono arrivato. Il volto conosciuto altro non era che quello di Vito Mancuso, intervistato dalla giornalista finto democratica Tiziana Panella, in occasione dell’uscita del suo ultimo libro: Gesù e il Cristo.
Ora, io non so se l’intervista fosse in diretta o fosse una replica, quello che è certo è che mi sono dovuto sorbire una sorta di banalità che avevano la pretesa di suonare erudite, molto erudite. Tipo, per esempio, che c’è un Gesù Cristo storico e uno che non è reale, ma che è l’idea che qualcuno se n’è fatto. Non solo, ma che c’è Gesù e c’è Cristo (G&C). Che è come dire che Gesù e Cristo sono una sorta di riedizione di Giano bifronte. Solo che questo era uno in due, mentre G&C sono due invece che uno.
Te la spiego io la Summa Theologiae
Tanto è vero che, ci rivela sempre Mancuso, Gesù nasce a Nazareth e quell’altro, Cristo, a Betlemme. E poi, uno dei due, ma non ho capito quale, non era affatto quella vittima che, come insegna la dottrina cattolica, aveva accettato di immolarsi per la salvezza di tutti. Aveva altri progetti lui, altro che andare a morire. Ed ancora che uno dei due è un fallito (ancora non ho capito quale dei due): aveva detto che sarebbe arrivato presto il suo regno («non passerà questa generazione») mentre a tutt’oggi, come è evidente, nulla ancora compare all’orizzonte.
Attenzione, però. Anche se fallita non è detto che la vita del nostro G&C non abbia avuto valore. Anche quella di Socrate, per dire, dal punto di vista storico, è stata un fallimento, ma di certo ha avuto valore etico, così come quella di tanti altri grandi, vedi, che so, tanto per restare ai tempi nostri, Falcone e Borsellino. Della resurrezione poi è meglio tacere. Altro che apparire più e più volte, altro che mangiare insieme, altro che dita nelle piaghe; era solo un modo di dire che G&C era entrato in un’altra dimensione, al di là dello spazio e del tempo.
Insomma, non so se lo avete capito anche voi, ma Vito Mancuso è il tipo di teologo che, fosse per lui, spiegherebbe a Joseph Ratzinger cosa sia la teologia e, credo, visto che è di buon cuore, sarebbe anche disposto ad aiutare san Tommaso a riscrivere la Summa Theologiae o quella Contra Gentiles. Scegliesse lui.
Sempre contro la Chiesa
Nato e cresciuto nella cattolica Brianza, Mancuso ha studiato tutta la vita per finire come quelle, tante, troppe, carriere ecclesiastiche post conciliari che ci è stata data la ventura, purtroppo, di conoscere: educazione religiosa in famiglia, oratorio, comunione e cresima, vocazione sacerdotale. Seminario a Venegono, ordinazione, qualche anno di pratica pastorale a cui è seguita la riduzione allo stato laicale. La veste buttata alle ortiche, il matrimonio, la moglie, i figli. Con la postilla che il Mancuso si è subito segnalato per la sua propensione a criticare l’autorità ecclesiale, il depositum fidei, la tradizione e tutto quanto sapeva di cultura cattolica di un popolo.
Ci sono stati anni in cui Vito ha calpestato tutti i red carpet e le passerelle trionfali della critica alla Chiesa cattolica. Mentre lui infieriva sul corpo ormai più che agonizzante della agonizzante cattolicità (“marrano, tu uccidi un uomo morto”), non c’è stata testata o trasmissione progressista che non se lo contendesse: e dove lo trovavano uno che criticava la Chiesa dall’interno e che, per di più, dava l’aria di conoscere come stavano le cose? Tempi passati. È bastato accorgersi che il cadavere era ormai definitivamente defunto e le sue comparsate hanno incominciato a diradarsi fin quasi a scomparire. Fatte salve le marchette che, ad ogni uscita di libro, non si negano a nessuno.
Maria non era vergine, ovvio
Così, eccolo davanti alla Panella di Tagadà. E la curiosità della Panella si è subito appuntata su una questione capitale: ma è vero, come lei scrive, che Gesù aveva quattro fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? «Basterebbe leggere i vangeli, con anche solo un po’ di buon senso, per capire». E che quindi Maria non poteva certo dirsi vergine? «Ovvio che no».
Qualcuno, a dire il vero, di quelli che anche loro la sanno lunga, ma certo non come Vito Mancuso, ha provato più e più volte a spiegare che il termine “fratello” nelle lingue semitiche, sta indicare anche cugini e parenti prossimi. Niente da fare.
Ora, io mi domando, ma un uomo di tal fatta, un uomo che, attingendo al solo spirito critico, il proprio, in un colpo distrugge patristica, dogmi, concili, annebbia e confonde il depositum fidei, annichilisce la tradizione apostolica, butta nel cestino della spazzatura il credo coltivato per secoli e secoli da interi popoli, può limitarsi a gettare il suo sguardo solo all’interno del recinto cattolico? Può privare il mondo di orizzonti intellettuali così vasti? Il faro del suo intelletto non deve arrivare a rischiarare anche gli immensi domini dell’universo laico?
Fratellità inclusiva
Ecco che quindi io vorrei suggerire dei casi estremamente interessanti su cui Mancuso potrebbe con grande profitto esercitare il proprio spirito critico.
C’è il caso, per esempio, di centinaia di predoni del mare che a cavallo di due secoli (XVII-XVIII secolo) imperversavano negli oceani. Erano conosciuti e temuti come i “fratelli corsari” o, altrimenti detti, i “fratelli della costa”. Potrebbe essere utile, forse, segnalare alla sua attenzione che ancora non è certo se fossero fratelli per via di un unico padre e molte madri o, ma sembrerebbe poco plausibile, figli di un’unica madre e molti padri. Per analogia, l’analisi potrebbe allargarsi agli appartenenti dei clan scozzesi, tutti fratelli fra loro, e non ci dilunghiamo sui massoni in cui anche perfetti sconosciuti stanno fratelli l’uno all’altro.
Ma, conoscendo e apprezzando la sete di sapere di Mancuso, mi permetto di segnalargli un ultimo caso, forse il più interessante di tutti e che riguarda, tra l’altro, un personaggio ancora vivente, il che gli permetterebbe, e la cosa non guasterebbe, uno studio diretto sul campo. Che ci risulti, sarebbe questo il primo caso di “fratellità inclusiva transgender”. Pugliese, vive oggi in Lombardia. A suo tempo ebbe anche una certa notorietà televisiva. La signora in questione è sorella di suo fratello Antonio e, contemporaneamente, fratello di sé medesima. Vada Mancuso a Como e chieda di Rosanna Fratello, vedrà che non rimarrà deluso.
Ps: Tiziana Panella a inizio intervista: «Ma perché lei ha scritto questo libro su Gesù, visto che questi sono temi, diciamo, oggi un poco desueti?». Risposta di Mancuso: «Questo libro l’ho scritto per me. Lo dovevo a me stesso. Perché la religione cattolica, anche se me ne sono distaccato, rimane la mia lingua madre. E io ho voluto indagarla con occhio e spirito critico». Mancuso ripeterà più volte nell’intervista di aver scritto il libro per se stesso. Sarà. Però, intanto, la sua riflessione, fatta solo per sé, la vende ad altri a oltre 20 euro. E va a promuoverla in televisione.
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3 commenti
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A proposito di quanto dice Mancuso sulla non-verginità di Maria”, che cioè Gesù aveva quattro fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda e quindi Maria non poteva essere vergine.
Mi permetto una citazione: nel libro “Giuseppe sposo di Maria” di Federico Suarez, pag. 32, si scrive che Giuseppe era vedovo con quattro figli maschi e due femmine, notizia tratta da “Storia di Giuseppe il falegname” (VI – VII secolo).
Se questo fosse vero la parola fratelli sarebbe coerente e reale, senza degradare Maria a donna comune e non specialissima.
Comunque è una guduria leggere come e cosa scrive Emiliano Ronzoni.
Io ho letto un altro libro, ora non ce l’ho a portata di mano, dove invece si scrive quanto segue.
L’elenco dei cosiddetti fratelli di Gesù si trova nei due passi paralleli Matteo 13:55: “Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda?” e Marco 6:3: “Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone?”. Ma due di loro sono citati in altri due passi paralleli, Matteo 27:55-56: “Vi erano là anche molte donne, che osservavano da lontano; esse avevano seguito Gesù dalla Galilea per servirlo. Tra queste c’erano Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedeo” e Marco 15:40: “Vi erano anche alcune donne, che osservavano da lontano, tra le quali Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo il minore e di Ioses, e Salome”. Si noti la ripetizione della variante del nome del secondo fratello, Giuseppe (Ioseph) per Matteo e Ioses per Marco, a conferma che si tratta delle stesse persone.
Qui sta scritto nero su bianco (ed è il Vangelo, non un testo semisconosciuto del VI-VII secolo!) che due dei “fratelli di Gesù” erano figli di un’altra donna, e inoltre che Giacomo “fratello di Gesù” non è altri che Giacomo “il minore”, l’apostolo “figlio di Alfeo” (Matteo 10:3, Marco 3:18, Luca 6:15), quindi anche il padre era un altro.
Gent.mo Ronzoni, ho avuto la ventura di incrociare e frequentare (don) Vito Mancuso, prete novello, come coadiutore nella mia parrocchia nella seconda metà degli anni ’80 e posso assicurare che i suoi, non sono stati “alcuni anni di pratica pastorale”, ma proprio giusto un anno. Questo per la cronaca.
Ma ognuno ha la sua storia e non spetta a me giudicare.
La sua attività teologica (?) e editoriale (!) però, mi porta ad un’altra riflessione, e cioè, che in questo povero Paese, per approfondire la propria fede, invece dei teologi alla moda, sono più interessanti i comici.
I vari Benigni, Poretti, Zalone (ognuno con la propria sensibilità e cultura) non si arrogano di presentarsi come trasgressivi “maestri di pensiero” davanti alla Verità dell’esperienza cristiana, ma usano la loro umanità e creatività riconoscendo una Realtà (anche ecclesiale), comunicandola senza vergognarsi.
Ps: il “Gesù & Cristo” mancusiani mi hanno fatto tornare alla mente l’epopea giornalistica del “Sabato” su “il” Cristo: fu considerato ridicolo dalla solita “intellighenzia” ma le eresie sono come i grandi amori “fanno giri larghi e poi ritornano” (cit. Venditti)
Grazie per l’attenzione.