Quattro titoli per dilatare l’immaginazione fino a dove «anche il dolore può trovare un senso», come dice il Pontefice
David Webber, Marianne Jean-Baptiste e Tuwaine Barrett in una scena di Scomode verità di Mike Leigh (2024)
«Entrare in una sala cinematografica è come attraversare una soglia», ha detto papa Leone XIV il 15 novembre scorso ricevendo in udienza i cineasti.
«Nel buio e nel silenzio, l’occhio torna attento, il cuore si lascia raggiungere, la mente si apre a ciò che non aveva ancora immaginato».
Ogni volta che varchiamo la porta di un cinema, lasciamo il mondo ordinario per entrare in uno spazio altro. Ma cosa troviamo? Non solo intrattenimento.
«Il cinema sa associare quello che sembra essere soltanto intrattenimento con la narrazione dell’avventura spirituale dell’essere umano».
Lo schermo diventa specchio: entro per vedere altro ma torno a me stesso. Ci voleva il Papa per trovare le parole giuste e non mielose per raccontare quel quid straordinario che non solo percorre l’immagine cinematografica tutta, ma in qualche modo la mette in relazione con lo spettatore, cioè con me.
La vittoria della luce sul buio
Mi sono aggrappato a quelle parole così vere come a una rivelazione, un’epifani...
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