Egitto, venerdì di sangue. Saccheggiate altre chiese. Il popolo contro i “terroristi” islamisti

Ancora scontri nel paese. Mille arresti, un centinaio le vittime. Ancora attacchi ai cristiani. Hamas e Iran danno sostegno ai fratelli musulmani

Oltre mille arresti nella giornata dell’ira in Egitto. Fonti diverse e discordanti parlano di un numero variabile di vittime: secondo alcuni sarebbero una cinquantina, ma secondo altri il conteggio salirebbe fino a cento.
Molti islamisti si sono barricati nella moschea Ghamal Al-Fatah, da cui sono stati fatti uscire – a quanto si apprende ma anche qui le notizie divergono – senza spargimenti di sangue. Secondo Asianews “alcune fonti dicono che i militari sono entrati nella moschea per negoziare l’uscita dei dimostranti. Molti di loro chiedono di non essere arrestati e di essere protetti da possibili cecchini all’esterno dell’edificio. Altre fonti dicono che gli oltre 700 rifugiati vogliono rimanere asserragliati nella moschea, circondata da carri blindati e soldati in tenuta anti-sommossa. Alcuni media di Stato affermano che sono stati sparati colpi provenienti dall’interno dell’edificio”.

ANCORA ATTACCHI ALLA CHIESE. Intanto, rappresentanti delle Chiese cristiane stanno stilando un elenco di nuovi attacchi contro edifici cristiani avvenuti ieri ad opera dei sostenitori di Morsi. In un messaggio, il patriarca Ibrahim Isaac ha esortato a “confidare nell’onnipotenza dell’amore di Dio”. “Quello che sta passando il nostro amato paese in questi giorni – ha detto – è molto triste e doloroso per tutti i cuori che amano l’Egitto. Noi siamo fiduciosi nell’onnipotenza dell’amore di Dio che possa effondere la pace al nostro amato Egitto e faccia tornare lo spirito di concordia e di riconciliazione di nuovo tra i figli della Patria”. Per quanto riguarda gli attacchi alle chiese, voci non confermate parlano di oltre 50 edifici colpiti, ma una verifica più obbiettiva da parte di organizzazioni cristiane conferma per ora il saccheggio di cinque chiese, in aggiunta ai 39 edifici bruciati nei giorni scorsi.

ISLAMISTI ARMATI. Secondo alcuni testimoni, scrive ancora Asianews, i dimostranti islamisti “non erano per nulla gente indifesa, ma armati di tutto punto anche con armi automatiche. L’esercito si è scontrato con loro quando essi hanno cercato di attaccare e incendiare edifici pubblici o stazioni di polizia. Uno degli edifici che è andato distrutto è la banca del sangue del Cairo, vicino a piazza Ramses, dove sono conservati milioni di sacche provenienti da donazioni sanguigne. Gli islamisti sono penetrati nell’edificio e vi hanno dato fuoco, mentre all’interno i sette impiegati cercavano di salvarsi. I dimostranti pro-Morsi hanno poi accolto con raffiche di mitra i pompieri sopraggiunti per spegnere l’incendio”.

LA POPOLAZIONE CONTRO I FRATELLI MUSULMANI. La popolazione egiziana sembra sempre più schierata con l’esercito e soprattutto contro i Fratelli musulmani definiti “terroristi” per la loro violenza e i loro progetti di islamismo radicale. Ieri i dimostranti pro-Morsi hanno ricevuto il sostegno dei gruppi fondamentalisti vicini ad Hamas a Gerusalemme e a Ebron. Anche il ministero degli esteri dell’Iran ha parlato a favore degli islamisti. Critiche alla mano pesante dell’esercito sono venute da gruppi musulmani in Indonesia e Malaysia. Rimane invece forte l’appoggio al governo egiziano da parte di Arabia saudita, Emirati, Giordania, Libia e Siria.