Egitto, Fratelli Musulmani obbligano i cristiani a pagare il tributo «come 1400 anni fa»

Succede nel piccolo villaggio di Delga, nel sud di Minya, dove 15 mila cristiani devono pagare la gizya (tra i 20 e i 50 euro al giorno)

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I Fratelli Musulmani hanno imposto il pagamento della gizya ai cristiani del villaggio di Delga, nel sud di Minya, dove nelle scorse settimane diverse chiese sono state bruciate e famiglie di cristiani copti attaccate. La notizia è stata riportata dall’agenzia Aina.

TRIBUTO UMILIANTE. La gizya è il tributo che secondo il Corano i dhimmi, cioè i sudditi non musulmani di uno Stato islamico come i cristiani, devono pagare «con umiliazione» in cambio della protezione e del mantenimento della propria fede. In questo modo, nel 600 d.C., le popolazioni cristiane più povere, che non potevano pagare, sono state convertite all’islam.

50 EURO AL GIORNO. Come dichiarato da p. Yunis Shawqi, che vive nel villaggio, tutti i 15 mila cristiani copti «senza eccezioni» sono costretti a pagare il tributo, proprio come «avveniva 1.400 anni fa»: «La somma del tributo e il metodo di pagamento è diverso da zona a zona. Alcuni sono costretti a pagare 200 lire egiziane al giorno (circa 20 euro, ndr) altri 500 al giorno». Chi non è in grado di pagare, continua p. Shawqi, subisce attacchi e pestaggi. In alcuni casi donne e bambini di famiglie cristiane sono stati rapiti. Per questo 40 famiglie cristiane sono già fuggite dal villaggio.

CHIESE BRUCIATE. Dopo l’uccisione da parte dell’esercito di centinaia di sostenitori dei Fratelli Musulmani, che non hanno mai accettato la deposizione di Mohamed Morsi con proteste e sit-in nelle principali città egiziane, la Fratellanza ha bruciato 60 chiese in tutto il paese, oltre a decine di case e negozi.

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