Egitto. Cristiani e musulmani uniti contro gli islamisti. «Ricostruiremo il paese»


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I racconti su quanto sta accadendo di fronte agli attacchi degli islamisti contro le chiese e le persone. E il disegno di una bimba musulmana fa il giro della rete

Sono ormai quasi 80 le chiese bruciate in Egitto insieme a 85 negozi e 58 case. Per questo la chiesa copta ortodossa ha appoggiato l’esercito contro i Fratelli Musulmani. I cattolici hanno ringraziato la polizia e tutti i musulmani che li hanno difesi. C’è chi dice che l’esercito sta cavalcando l’onda, ma intanto sta proteggendo la popolazione: «Siamo sotto attacco, ogni ora riceviamo notizie di un convento, di una chiesa o di una casa appartenente a un cristiano dati alle fiamme», ha dichiarato un sacerdote copto, Bola Morkos, a Repubblica. Il prete ha spiegato ieri che durante la presidenza Morsi «i Fratelli avevano persino cercato di impedirci di celebrare il Natale e la Pasqua».

IN MARCIA INSIEME. Il vescovo copto cattolico Youhannes Zakaria, costretto in casa perché assediato dai fondamentalisti, ha detto che i «manifestanti pro Morsi sono arrivati sotto il vescovato gridando: “Morte ai cristiani”. Siamo stati salvati dalla polizia e ora l’esercito presidia l’edificio». Il vescovo ha poi puntato sull’unità sentita con la maggioranza dei cittadini musulmani, che in questi giorni si sono trovati spesso a difendere i cristiani dai fondamentalisti.
Lo ha confermato anche Yohanna Golta, vescovo di Andropoli e ausiliare della diocesi di Alessandria per la Chiesa copta cattolica: «I musulmani stanno difendendo i copti, organizzando cordoni di sicurezza intorno alle chiese, alle case, ai negozi. Chi desidera lo scontro è solo una piccola minoranza, che non rappresenta l’Egitto. Stati Uniti e Unione Europea non vogliono vedere la realtà, ma solo ciò che a loro interessa, dicendo falsità e calpestando i desideri della popolazione egiziana», ha dichiarato ad Asianews. Sottolineando che tutta la popolazione, soprattutto giovane, ha «marciato insieme senza scontri. Io ero fra i manifestanti e ho sperimento questo clima di amicizia e unità». Per questo, monsignor Zakaria, attraverso l’Agenzia Fides, ha chiesto di continuare in questo senso e di pregare Dio affinché i membri delle diverse religioni si uniscano per riportare l’ordine in Egitto.

«I NOSTRI AMICI CRISTIANI». A confermare la tesi sono anche i musulmani come il professore dell’Università del Cairo Wael Farouq, che ha dichiarato all’Ansa: «Ora noi vediamo i musulmani che si riuniscono attorno alle chiese per proteggerle dalla vendetta dei Fratelli Musulmani. Sono stato accusato di schierarmi con i cristiani, ma io difendo i miei amici, uccisi e perseguitati per la loro fede. Difendo la loro libertà religiosa come mi comanda il Corano: “Non uccidete”».
Lo stesso ha detto sempre ad Asianews Mohamed Elhariry, giovane manager musulmano residente al Cairo, secondo cui «il rapporto di unità fra musulmani e cristiani è basato non tanto sulla lotta all’islamismo, ma più sulla ricostruzione del Paese dove etnie e religioni diverse convivono insieme da 1400 anni». Anche per lui «quanto è sacro per un mio vicino in patria lo è anche per me. Ho rispetto per lui e la sua libera volontà». A parlare anche il disegno (vedi foto a lato) girato in rete di una bambina musulmana che ha dipinto una moschea che accarezza una chiesa.

«RICOSTRUIREMO INSIEME LE CHIESE». Elhariry ha poi sottolineato che «noi musulmani siamo rimasti colpiti dall’atteggiamento di cattolici, copti-ortodossi e protestanti vittime della violenza dei Fratelli Musulmani. I cristiani non hanno chiesto aiuto ad altri Paesi della stessa religione, ma hanno preferito credere in loro stessi e nel popolo egiziano», mentre «i Fratelli Musulmani hanno fatto il giro dei vari Dipartimenti di Stato per fare pressione sul governo ad interim scelto dalle varie componenti della società egiziana».
Il giovane ha raccontato che quando «noi musulmani ci siamo offerti di proteggere chiese ed edifici religiosi, ma i nostri fratelli cristiani hanno detto: “Non sprecate le vostre anime così preziose per noi. Per ora abbiamo chiuso questi edifici. Ricostruiremo insieme le nostre chiese dopo la scomparsa del terrorismo”». Da qui bisogna partire, dialogando con chi «accetta queste condizioni: l’interesse per il bene del Paese è più importante di qualsiasi altro tema; deve esserci volontà di accettare l’altro senza ingaggiare una lotta per imporre la propria visione».