Egitto. «Gli estremisti dipingono X nere sui negozi cristiani per identificarli e poi li bruciano»

I racconti della popolazione colpita dalle violenze islamiste. Un vescovo copto: «Saccheggiano e incendiano le chiese»

Hanno dipinto una X nera sul suo negozio che così è stato preso di mira dagli estremisti islamici. A raccontare il saccheggio, l’incendio, la fuga e la morte, evitata solo per poco, è Bishoy Alfons Naguib, 33 anni, uomo d’affari della città egiziana di Minya.

IL RACCONTO. Naguib, come suor Manal, direttrice della scuola francescana bruciata a Beni Suef, ha raccontato all’Associated Press che il 17 agosto «un vicino di casa mi ha chiamato e mi ha detto che il mio negozio era in fiamme». A quel punto l’uomo si è precipitato sul posto, ma ad aspettarlo c’erano tre islamisti armati di coltelli che «si sono avvicinati con fare minaccioso quando hanno capito che ero il proprietario». Fortunatamente, però, mentre il fratello e il padre di Naguib supplicavano i fondamentalisti di risparmiare la vita del negoziante, qualcuno ha gridato che tra la folla accorsa sul posto c’era un giovane cristiano che stava filmando la scena con un cellulare. A quel punto il gruppo si è spinto verso il ragazzo, mentre qualcuno urlava «Nusrani! Nusrani!», nome con cui si chiamano i cristiani in termini dispregiativi.
Approfittando del momento di concitazione, Naguib è corso nel palazzo vicino dove abita e si è chiuso dentro. Da lì è scappato sul tetto ed è saltato sull’edificio a fianco, aspettando che la folla si sfoltisse. L’uomo ha spiegato poi il perché di quella X: «Sulla strada di Mustafa Fahmy gli islamisti avevano in precedenza dipinto delle X rosse sui negozi musulmani e altre nere su quelli cristiani», in modo da colpire solo i secondi.

CINQUE CHIESE BRUCIATE. L’Ap riporta che, mentre gli islamisti davano fuoco a cinque chiese nei dintorni di Fayoum, il vescovo copto locale, Ibrahim Isaac Sedrak, ha istruito tutti, religiosi e cristiani in generale, di non opporsi agli assalti per non rischiare di perdere la vita. Il vescovo ha sottolineato che i delinquenti, dopo aver saccheggiato e incendiato le chiese, «sono tornati per vedere se c’era qualcos’altro da rubare. Hanno preso le sedie e le panche, caricandole su un camion. E quelle che non ci stavano le hanno bruciate».