Esserci

Educazione, «il vero problema della Cina». E dell’Italia

Di Esserci
23 Settembre 2026
Le scuole cinesi fanno studiare tutto a memoria perché “non c’è un perché”. E intanto volano nelle classifiche internazionali. Un fatto che riguarda anche noi
Alunni in fila nel cortile di una scuola a Shanghai, Cina, 7 aprile 2026 (foto Ansa)
Alunni in fila nel cortile di una scuola a Shanghai, Cina, 7 aprile 2026 (foto Ansa)

Una fonte anonima cinese, raccolta dal sito di AsiaNews, descrive la situazione della scuola di quel paese in questi termini:

«In Cina si va a scuola dalle otto di mattina alle sei di sera (con piccole varianti da luogo a luogo, e da scuola a scuola), dopodiché non si rientra a casa ma si continua a stare in classe per studiare. Al rientro a casa, dopo cena, si fanno i compiti per circa due ore. Talvolta si arriva a scuola anche prima, verso le sette, per qualche ora aggiuntiva di lettura. Ugualmente la sera capita di rimanere in classe fino alle nove o le dieci per esercizi extra o test. Questo dal lunedì al venerdì; il sabato e la domenica invece si frequentano le scuole “del fine settimana” dove ci si esercita in inglese, musica, informatica, calligrafia… […]

Tutto ruota intorno all’esercizio mnemonico, ogni materia si impara a memoria e si articola in una serie di esercizi, anch’essi da imparare a memoria. Non esiste l’orale, non esiste rielaborazione del contenuto, anzi la rielaborazione è considerata sbagliata: il bravo studente è colui che memorizza e conosce passivamente le risposte corrette degli esercizi, di conseguenza durante il test è capace di ricordarle. I test sono infatti quasi sempre esercizi già svolti in precedenza di cui lo studente deve ricordare le risposte; pertanto, più ripeti gli stessi esercizi più sei in grado di ricordare, ecco perché tante ore di compiti. Così ogni studente è valutato in base a un punteggio oggettivo dato dalla capacità mnemonica. […]

Proprio questo è il grande punto massificatore: non c’è un perché. Gli studenti se lo sentono ripetere fin da bambini, ed è il ritornello di molte conversazioni riguardanti il sistema scolastico: “Ci hanno insegnato che non c’è un perché”. Un assunto che diventa poi capace di plasmare ogni dimensione della vita, ogni domanda esistenziale, culturale, politica: “Non c’è un perché, siamo cinesi, in Cina si fa così”. […]

Non a caso esiste una sorta di “opinione pubblica” cattolica cinese che sottobanco continuamente ripete che “l’educazione è il vero problema della Cina”».

E l’educazione è il vero problema anche dell’Italia: una scuola dove non c’è un perché è una faccenda che riguarda anche noi!

Intanto i quattro distretti cinesi (Pechino, Shanghai, Jiangsu e Zhejiang) occupano i primi posti della classifica 2025 Ocse-Pisa (Programme for International Student Assessment) sulla qualità della scuola.

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.