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Cinema Fortunato

“È l’ultima battuta?”, commedia amara dove funziona tutto tranne il titolo

Di Simone Fortunato
10 Aprile 2026
Coraggioso il racconto di Bradley Cooper sulla depressione post-divorzio. Modesto “Altrove” di Rifranti, bene solo a metà “The Drama” con Zendaya e Pattinson. “Aurora” il vertice del muto. I film della settimana
Fotogramma del film “È l’ultima battuta?” di e con Bradley Cooper e Will Arnett

Il testo che segue è tratto dalla puntata settimanale di “Cinema Fortunato”, la newsletter di recensioni cinematografiche riservata agli abbonati di Tempi. Abbonati per riceverla ogni giovedì.

Legenda: ★★★★ pazzesco | ★★★ ci sta | ★★ ’nzomma | ★ imbarazzante

È l’ultima battuta? ★★★

Di Bradley Cooper
Dove vederlo: al cinema

Titolo fuorviante per un buon film, solido nella sceneggiatura scritta dallo stesso Bradley Cooper che peraltro si ritaglia un ruolo minore ma assai divertente, dal bravissimo Will Arnett, comico, doppiatore, comprimario finalmente su un palcoscenico da solo o quasi, e da Mark Chappell, che aveva scritto il bel Omicidio nel West End. Siamo dalle parti della commedia dolce-amara. Laura Dern e Arnett si mollano dopo vent’anni e passa di matrimonio e non si capisce bene perché. Forse per infelicità, si dice lui, che anziché affogare i dispiaceri nella bottiglia si reinventa come comico sui palchi dei locali con una stand-up comedy che intreccia finzione e realtà. Film coraggioso sulla depressione post-divorzio e non solo, con un grande finale illuminante che apre alla possibilità che forse anche la depressione e l’infelicità possono essere condivise.


Fotogramma del film “Altrove” di Vittorio Rifranti

Altrove ★

Di Vittorio Rifranti
Dove vederlo: Prime Video

Quattro studenti universitari in vacanza in Liguria si trovano a fronteggiare un evento fuori dalla loro portata. Trovato per caso su Prime Video. Mi incuriosiva vedere qualcosa di Vittorio Rifranti a tanti anni di distanza dal suo bel Tagliare le parti in grigio. Questo nuovo film, però, è assai modesto per la recitazione, innanzitutto, troppo impostata di tutti i protagonisti, eccezion fatta per Giorgia Würth che con Rifranti aveva esordito. Dialoghi artificiosi, ritmo soporifero, ellissi poco chiare tipo quella che vede l’entrata in scena del cameriere sfigato, per non dire poi di certe soluzioni narrative, tipo le riprese con la videocamera digitale, che hanno come scopo solo quello di sottolineare una scena madre ovvia.


Fotogramma del film “The Drama - Un segreto è per sempre” di Kristoffer Borgli con Zendaya e Robert Pattinson

The Drama – Un segreto è per sempre ★★

Di Kristoffer Borgli
Dove vederlo: al cinema

Kristoffer Borgli è un regista capace e intelligente e ha alle spalle i produttori della A24 che sono una garanzia quanto a originalità e fiuto per il successo. Il film è ambizioso: prendere le due facce di Zendaya e Robert Pattinson e la narrazione tipica della commedia sentimental-nuziale per trasformarla piano piano in qualcosa di diverso e più inquietante. Tutto bene, compresa la buona padronanza dei ritmi del genere e anche un certo scavo psicologico. Quando poi, però, dopo una prima svolta che ovviamente non racconteremo, si entra nel dramma, il film perde un po’ di mordente, si barcamena tra l’apologo morale e quello moralista, prende persino la strada a un certo punto del trattato sociologico.


Fotogramma del film “Aurora” di F.W. Murnau

Aurora ★★★★

Di F.W. Murnau
Anno di uscita: 1927
Dove vederlo: Plex

Capolavoro della fine del muto, forse il più grande film muto di sempre. Primo film americano del tedesco Friedrich Wilhelm Murnau che morirà pochi anni dopo in un incidente stradale. Storia semplicissima: una donna di città seduce un giovane campagnolo e lo convince ad annegare la moglie per fuggire con lei. Melodramma a tinte forti, fortissime, che nelle mani del regista tedesco diventa però altro: un mix impressionante di romanticismo, tragedia, spettacolarità e persino umorismo. Diviso in atti distinti, come proprio un’opera teatrale, è una riflessione direi finale sulla grande stagione del cinema muto che andava in quegli anni a concludersi, dove l’immagine che peraltro Murnau mutua dall’Espressionismo tedesco riesce a dire molto di più e molto meglio delle parole.

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