È contrario alle nozze omosessuali: storico difensore dei diritti gay definito omofobo e discriminato negli Usa

Il neurochirurgo Ben Carson improvvisamente è diventato omofobo. Il New Republic critica l’intolleranza dei «buoni che si trasformano in cattivi»

In alcune sottoculture americane, come il mondo di Hollywood, quello accademico e democratico, si può dire di tutto «ma se non sostenete il matrimonio gay siete fuori dal club». Lo ha scritto sul New Republic uno dei pionieri delle nozze omosessuali, l’ex direttore ed editorialista Michael Kinsley. Mentre ricorda di essere stato il primo nel 1989 a parlare di matrimonio gay quando ancora la sinistra non osava spingersi fino ad equipararlo a quello naturale, riporta il Foglio, racconta un episodio di discriminazione al contrario, dopo il caso del famoso scrittore Bret Easton Ellis, i cui artefici sono proprio quelli che hanno fatto della tolleranza il proprio cavallo di battaglia.

IL CASO BEN CARSON. Kinsley si riferisce a quanto successo all’icona del mondo afroamericano e neurochirurgo infantile Ben Carson, a suo giudizio vittima di una campagna persecutoria. Carson, noto promotore dei diritti gay, ha sempre sostenuto la legge sulle unioni civili, dimostrando «di avere una visione dei diritti degli omosessuali in qualche modo più progressista di quella del senatore democratico medio di dieci anni fa», precisa l’editorialista. Ma da quando il medico, su giornali e tv, ha spiegato il suo no al matrimonio gay è stato abbandonato da quelli che fino a poco tempo prima lo consideravano un “big”.

“BUONI” DIVENTANO CATTIVI. Kinsley segnala l’evento culmine degli attacchi ricevuti da Carson, che a suo parere sancisce il fallimento della lotta dei «buoni che hanno vinto» e che paiono trasformarsi in cattivi. Il neurochirurgo, invitato a parlare alla cerimonia di laurea della Johns Hopkins Medical School, ha deciso di non partecipare dopo che il rettore dell’università del Maryland lo ha accusato di «omofobia» per via della sue opinioni. Non importa che Carson avesse dimostrato con altre battaglie di non avercela personalmente con gli omosessuali, perché «può definirsi omofobo, secondo gli attuali standard».

ADDIO TOLLERANZA. Così, conclude l’editorialista, il decano della Johns Hopkins avrà forse tirato un sospiro di sollievo, ma dimostrando di non essere in grado di «difendere un vero valore fondamentale dell’università: la tolleranza». Per questo quelli che Kinsley definisce vittime stanno passando dalla parte del torto, visto che negare «il diritto di parola non è stato solo privo di princìpi. Non era neppure necessario».