Dopo la “Primavera araba”, arriva la crisi. Allarme in Tunisia: «Negli ultimi tre anni nessuno ha lavorato»

Il nuovo premier Jomaa annuncia che lo Stato ha un buco da quasi due miliardi di euro «e non sappiamo dove trovare i soldi. Ora serve una rivoluzione della mentalità»

«Dobbiamo essere sinceri: negli ultimi tre anni dalla rivoluzione noi non abbiamo lavorato». Quelle del primo ministro tunisino Mehdi Jomaa sono dichiarazioni mai sentite prima. Il premier tecnico, nominato a fine gennaio a capo del governo tunisino dopo le dimissioni di quello guidato dal partito islamista Ennahda, le ha rilasciate lanciando un allarme sullo stato dei conti del paese che ha inaugurato la cosiddetta “Primavera araba” nel 2011.

BUCO DA DUE MILIARDI. Secondo Jomaa la situazione in Tunisia oggi è critica, presentando il budget statale un buco di quattro miliardi di dinari (1,8 miliardi di euro). «Non sappiamo dove trovare le risorse. Andrò nei paesi del Golfo, negli Stati Uniti e in Francia» per ottenere un aiuto. Il premier afferma anche che «non abbasseremo gli stipendi ma non ci saranno nuove assunzioni nel pubblico perché non sapremmo come finanziarle».

«DOBBIAMO LAVORARE». E a questo punto ha rivolto un appello a tutto il paese: «Negli ultimi tre anni l’amministrazione non ha lavorato, le compagnie non hanno lavorato, noi non abbiamo rispettato la legge. Questo non è quello che ci attendevamo dalla rivoluzione e ora ci aspetta un’altra rivoluzione: quella della mentalità».

DISOCCUPAZIONE ALTA. Il 15 per cento della popolazione attiva in Tunisia è ancora senza lavoro, un dato che raggiunge il 30 per cento tra i laureati. La situazione della sicurezza nel paese «è migliorata rispetto a prima ma non abbiamo ancora messo la parola fine al terrorismo», un aspetto che non favorisce certo gli investimenti stranieri e la ripresa economica.