I “democratici” anti-Trump mettono a ferro e fuoco l’Università di Berkeley

Un centinaio di studenti hanno assaltato i locali dell’università per impedire un incontro con un giornalista di Breitbart

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Tafferugli, lancio di molotov, vetrate e porte sfondate. È lo scenario da guerriglia urbana verificatosi nel campus dell’Università di Berkeley in California. Il motivo della sommossa? L’intervento di Milo Yiannopoulos, blogger, omosessuale, convinto sostenitore del presidente Donald Trump, giornalista di Breitbart, il sito del consigliere strategico di Trump, Steve Bannon. In seguito agli scontri che hanno messo a ferro e fuoco il campus, l’evento è stato annullato.

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Un centinaio di manifestanti a volto coperto hanno tentato l’assalto alle aule dell’ateneo dove doveva svolgersi l’incontro con Yiannopoulos, una tappa del suo “Dangerous Faggot tour” (tour del “frocio pericoloso”). La polizia, in tenuta antisommossa, ha cercato di mantenere l’ordine tra i manifestanti (circa 1.500) che urlavano slogan anti-Trump, ma ha dovuto sparare gas lacrimogeni per arginare i più facinorosi che hanno rotto finestre, appiccato fuochi, lanciato fumogeni. Secondo il sito SFGate.com, i manifestanti hanno lanciato mattoni e petardi contro la polizia che ha risposto con proiettili di gomma. Al momento non ci sono notizie di arresti o feriti gravi.

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Yiannopoulos era stato invitato dagli studenti repubblicani. Il loro portavoce Pieter Sittler ha dichiarato di non essere d’accordo con tutto quello che dice, ma che egli «dà voce al pensiero conservatore represso nei campus universitari americani». I responsabili dell’ateneo hanno reso noto di non c’entrare nulla con l’invito, ma di aver respinto tutte le precedenti richieste di cancellare l’evento.

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