Costalli incontra Bassetti: «L’impegno dei cattolici non sia timido»

Il presidente della Cei ha visitato la sede romana del Movimento Cristiano Lavoratori

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C’è come un filo che lega i due appuntamenti che hanno impegnato il pomeriggio di ieri l’altro del presidente della Cei, cardinale Gualtiero Bassetti. Prima di recarsi in Senato per presentare I miei santi in Paradiso. L’amicizia di Giulio Andreotti con le figure più note del cattolicesimo del novecento, un libro intenso e “scomodo” scritto a quattro mani da padre Leonardo Sapienza e dal giornalista Roberto Rotondo in occasione del centesimo della nascita dello statista, Bassetti ha incontrato la presidenza del Movimento Cristiano Lavoratori, riunita presso la sede romana.

Il legame profondo fra i due appuntamenti sta nella riaffermazione forte del valore dell’impegno politico dei cattolici, della sintesi tra ideale e realismo che deve caratterizzarlo e della dimensione popolare (anche popolana, del caso) che deve sempre avere. Utilizza spesso la parola popolo, il cardinale, «nel senso in cui lo fa il Papa e, prima di lui, don Primo Mazzolari». Si comprende che guarda alla definizione che ne ha dato il Santo Padre: «Popolo è una categoria storica e mitica. Il popolo si fa in un processo, con l’impegno in vista di un obiettivo o un progetto comune. La storia è costruita da questo processo di generazioni che si succedono dentro un popolo».

È stato soprattutto un dialogo, quello tra il cardinale presidente e i dirigenti del Movimento che si appresta a celebrare il proprio congresso. Un dialogo a tutto campo, certo, ma segnato da un forte appello a una rinnovata capacità di presenza, adatta ai tempi e non velleitaria, dei credenti nel campo pubblico. Questione su cui Mcl non ha, in realtà, mai abbassato la guardia, anche in questi anni in cui in molti nel mondo cattolico hanno suonato la ritirata o cercato compromessi al ribasso. Con la consueta schiettezza, il tema è stato posto sul tavolo, nel suo indirizzo di saluto, dal presidente Carlo Costalli: «L’impegno dei cattolici serve in tutti i campi, ma soprattutto in quello della carità politica. Non può essere timido, titubante o subalterno».

Una necessarietà che Bassetti ha confermato reale. «I cattolici – ha detto recuperando un’altra espressione di papa Francesco – non possono guardare dal balcone la vita, debbono immischiarsi e mettersi al servizio di quella necessaria opera di ricucitura e ricostruzione». E debbono farlo sapendo di avere qualcosa di proprio e specifica da dare.

Con un partito? La domanda sorge spontanea e c’è chi, al tavolo della presidenza, la rivolge alla guida dei vescovi italiani, che non si sottrae ma indica un’altra via, più e non meno ambiziosa. «La meta non è un nuovo partito e, se anche fosse, non è il mio compito lavorare alla sua nascita. Il punto non è rabberciare un’ulteriore formazione, che aggiungerebbe confusione a confusione. La sfida consiste nel camminare insieme in un grande impegno unitario. Costruendo politica con la P maiuscola, che metta al centro la persona e il bene comune».

Nulla di astratto, c’è tanta concretezza (il termine andreottiano è quasi obbligatorio) nel pensare ad alta voce di Bassetti: «Per innescare un processo largo e contagioso di rinnovata partecipazione bisogna sapersi sporcare le mani nella costruzione tra la gente, con lo stile del Buon Samaritano che sa chinarsi su chi soffre». A che serve avere le mani pulite, insomma, se poi le si tiene in tasca? E il Mcl, dal caso suo, raccogliendo appieno l’invito laicissimo del presidente della Cei, si conferma disposto e disponibile al “pensare con le mani” che quest’epoca di grande trasformazione richiede.

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