Cos’è il metodo lombardo? Buona amministrazione, certo. Ma non solo

Esempio concreto di che cosa significhi fare politica in Regione Lombardia. Trovare soluzioni che sapessero conservare le ragioni dell’infrastruttura generale con l’esigenza particolare

Cos’è il metodo lombardo? Quell’azione dell’agire che ha permesso per lunghi anni di ottenere il plauso dei cittadini a suon di riconferme nelle urne elettorali? Protocolli ben costruiti? Regole deontologiche? Leggi Obiettivo perfette e indiscutibili?
Certo, tutto questo è parte in causa, ogni singolo provvedimento della “macchina amministrativa” teso alla chiarezza ed alla trasparenza, è elemento imprescindibile.

In verità, però, il nocciolo duro sta altrove, risiede in quella capacità di riconoscere nella relazione con l’altro un valore superiore anche rispetto all’oggettiva bontà di un provvedimento. Si tratta di una dimensione culturale che viene prima dell’essere politico, applicabile nei servizi alla persona, alla sanità, all’educazione, alla vita quotidiana e persino alle opere infrastrutturali che, a prima vista, sembrano così lontane dal poter essere affrontate attraverso un approccio umanistico. Basterebbe portare testimonianza di quanto è accaduto durante la progettazione del tracciato della Pedemontana per rendersi conto di questo assunto.

L’ex assessore alle infrastrutture e alla mobilità Raffaele Cattaneo si è ritrovato a rimettere mano ad alcuni progetti che, da un punto di vista della ragione funzionale, erano perfetti. Nell’ottica di costruire la migliore opera possibile quei piani di lavoro non andavano neppure sfiorati. Per farlo però sarebbe stato indispensabile passare sopra le abitazioni di cinque famiglie. Certo, cinque e non un milione.
Un semplice approccio scientifico avrebbe optato per far prevalere l’impianto generale ma Cattaneo ha deciso di mettere in gioco l’aspetto relazionale, andando direttamente nelle dimore di queste persone. Tutto il ragionamento ha così assunto un’altra prospettiva. Ha incontrato faccia a faccia, le persone che dovevano lasciare la casa, perché nel piano del tracciato autostradale quel terreno era vitale per costruzione dell’opera. A loro importava davvero poco che l’esproprio avvenisse a valori di mercato, magari anche con la possibilità di costruirsi un’abitazione, più grande e funzionale. Quegli uomini e quelle donne si sentivano defraudati nella loro intimità.

Così, al cospetto di un’anziana signora, davanti alla sua storia e alle sue rughe, Raffaele Cattaneo ha capito che se la obbligavano a trasferirsi in un altro posto sarebbe morta di crepacuore. O ancora un uomo con un fratello portatore di un grave handicap psichico che se fosse stato spostato dal suo ambiente di riferimento probabilmente avrebbe perso quel poco di stabilità che Dio gli aveva concesso.

In entrambe le situazioni Regione Lombardia ha trovato una soluzione che sapesse conservare le ragioni dell’infrastruttura generale, che non poteva essere accantonata, con l’esigenza particolare di quelle persone. Eccolo il metodo lombardo! Un paradigma di governo diverso, dove le opere non si fanno perché un funzionario è stato investito di tutti i poteri e si può assumere la prerogativa di derogare al principio democratico. Le infrastrutture si realizzano laddove al cittadino è stata data la possibilità di riconoscersi. Cioè quando il medesimo si assume attraverso l’esercizio della responsabilità l’onere di giungere alla conclusione che tutto è stato fatto per arrivare al miglior punto di compromesso possibile.

Questa è la quintessenza della politica orientata al bene comune. Questo lavoro culturale, progettuale e identitario oggi in Lombardia costituisce la declinazione pratica del federalismo infrastrutturale. Una definizione che rende bene l’idea, ma non è altro che un’ulteriore esplicitazione del principio di sussidiarietà. Si tratta, infatti, di un federalismo atipico, dove l’assunto centrale non è la suddivisione dei poteri, bensì la determinazione che lo Stato deve spogliarsi di alcune competenze che, per natura, sono già del cittadino. Deve restituirle perché di esse se ne era appropriato, nel corso dell’edificazione costitutiva delle società, con impeto coercitivo.
Il percorso di questi 17 anni di governo lombardo sono stati questo. Un cammino particolare dove l’esigenza è stata quella di riportare il potere vicino ai cittadini, ossia ristabilire una prossimità con quel soggetto che in democrazia è l’elemento sovrano, ovvero il popolo.