Cosa racconta meglio la Lombardia: 122 mila pagine e il buco della serratura o 18 anni di storia?

I giornali mettono in pagina le intercettazioni, e siamo alle solite. Ma per chi non va in giro coi paraocchi l’evidenza racconta altro

I giornali che mettono in pagina le intercettazioni che nessuna attinenza hanno con le indagini ma servono a mostrare il volto meschino e fragile che ha ogni persona messa sotto torchio con la minaccia di essere sbattuta in galera e buttare via le chiavi, perché lo fanno?

Perché grufolano nella cacchetta e pubblicano chiacchiere al telefono di amici che ti accoltellano appena volti loro le spalle o che se la fanno nei pantaloni appena vedono il pubblico ministero, e niente ricordano delle proprie responsabilità, libere scelte, compromessi accettati per stare in posizioni burocratiche pagate profumatamente?

E perché il bravo cronista inzuppa il biscotto nelle chiacchiere in cui ciascuno può riflettere pezzi della propria stessa meschinità, miserie, invidie, rivalse, gelosie, che credevi aver raccontato in privato e poi te le vedi sbattute in faccia, crogiolate con la cacchetta che il bravo cronista ti fa annusare come il più sofisticato verduraio ti farebbe annusare una rosa prendendola da un peduncolo con le pinzette di un chirurgo?

Che peccato. Vorremmo tanto avere anche noi a disposizione i brogliacci della vita privata dei signori che conducono questo gioco al massacro. Anche a noi piacerebbe sbattere in faccia ai signori delle mani pulite le intercettazioni della loro buona e irreprensibile, in parole e opere, vita privata; le intercettazioni di conversazioni tra i direttori di grandi giornali e i loro editori che trafficano in sanità, tra capi procuratori e giornalistoni, tra topi di archivio giudiziario e topi della cronaca giudiziaria, tra poliziotti e becchini, tra magistrati e amanti, tra politici e giornalisti lottizzati… Purtroppo tutte queste intercettazioni non le abbiamo e perciò non possiamo servirvele, farvele compulsare, odorare come fanno loro con il Roberto Formigoni&son che devono ammazzare. E ammazzare solo perché il 24-25 febbraio devono portare in cima al Pirellone e in cima al Parlamentone i loro cavalli.

E dire che devono cancellare tutto, ma proprio tutto, di quello che ha fatto il massacrato Formigoni. È sotto gli occhi di tutti? Sì. Ma queste indagini qui e questo gioco qui sono fatti apposta per scartavetrare 18 anni di storia e appenderle a quelle 122mila (122mila!) pagine di teorema giudiziario. Un teorema che prova a dimostrare l’assurdo: e cioè che un sistema efficiente e certificato di buona sanità (in Italia si crepa di malasanità); un sistema per cui ogni anno centinaia di migliaia di pazienti migrano da tutta Italia per venire qui a curarsi; un sistema che di eguali ce n’è solo in un paio di paesi al mondo (Stati Uniti e Francia); ecco quel sistema lì è frutto di un’associazione a delinquere.

E va bene. Ma cosa ne guadagnerà la collettività se la luce di cosa sono stati 18 anni di Lombardia sarà oscurata dalle (male che vada, ma proprio male) debolezze private di un grande Governatore e dalla dubbia congruità dei profitti fatti da qualche avventuriero? E cosa sarà mai, male che vada, ma proprio male, la condanna di una mezza dozzina di supposti delinquenti, davanti al bene fatto dalle giunte Pdl-Lega a dieci milioni di lombardi e ai milioni di italiani che in questi vent’anni sono venuti a curarsi in Lombardia?

Non lo dobbiamo ripetere fino alla noia noi che siamo amici di Formigoni. Bastano gli occhi e, per chi non ce li ha, basta informarsi. Se uno non è un malato mentale e non ha la bava alla bocca, si informi, analizzi i dati, faccia comparazioni con il resto d’Italia. È già tutto scritto e tutto analizzato. Come la Lombardia non ce n’è. Non solo nella sanità. Ma in tutti gli altri comparti. Per cui, potete scaricare tutti gli insulti che volete, ma è così. Condannassero all’ergastolo Formigoni, nessuno potrà cancellare il bene fatto dalle sue amministrazioni.

Ma insomma, che peccato che per provare a far vincere Umberto Ambrosoli – quello che per il Corriere della Sera rappresenta un consigliere di amministrazione del proprio editore e per La Repubblica l’alleato di Pier Luigi Bersani – si debbano massacrare le persone. Che peccato. E quanto sono lontani i tempi in cui ci si poteva dividere e attaccarsi onestamente, lealmente, combattendo tra comunisti e democristiani, e magari mettersi le mani addosso, e magari ammazzarsi, ma non disumanizzando il volto dell’avversario, rendendolo odioso, miserabile, viscido come un verme impiccato all’amo degli origliamenti dei pm. Attaccarlo e calpestarlo fino a negare che sia mai esistita qualcosa che tutti, in giro per il mondo, chiamavano “modello Lombardia”. Un vero peccato. Perché tutto ciò significa che se per caso Bobo Maroni non ce la fa, in Lombardia ce la fanno loro. Quelli che coniugano senza vergogna l’euforia del loro potere con l’ebbrezza per il massacro dei loro rari e deboli avversari.

@LuigiAmicone