Chi era padre Manuel Braghini, il confessore di don Luigi Giussani

Si sono celebrati oggi i funerali di padre Emmanuel Braghini, una delle personalità che con più fedeltà e umiltà seguirono il fondatore di Comunione e Liberazione. Tempi.it lo ricorda raccontando la sua opera nel villaggio di Edolo, «dove egli portava i “dimenticati”, ragazzi che educava alla fede attraverso una vita di comunità»

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Si chiama Gabriella Massagli e a tempi.it racconta la storia del villaggio vacanze di Edolo, un’opera per giovani e famiglie, realizzata e gestita da padre Emmanuel Braghini, scomparso che l’11 marzo. Padre Emmanuel (o “Manuel”, come lo chiamavano in molti) era un volto noto all’interno del movimento di Comunione e Liberazione, soprattutto per essere stato per anni in confessore del fondatore di Cl, don Luigi Giussani. Padre Manuel lo incontrò nel 1954, diventandone suo fedele collaboratore, prima in Gioventù Studentesca e poi in Cl.
«L’esperienza del villaggio vacanze di Edolo, inizia ufficialmente nel 1983. Accadde che padre Manuel fosse solito portare qui i giovani un po’ ai margini della comunità. Padre Manuel aveva questo talento: si accorgeva e seguiva i dimenticabili, quei ragazzi universitari che seguivano il movimento ma rimanendone sempre un po’ in disparte. A Edolo li educava per qualche giorno a vivere la fede in un’esperienza di comunità».

Ci aiuti a capire che tipo era padre Manuel.
Era un’uomo pieno di energia, positivo, appassionato al bello. Il villaggio di Edolo è composto da case di operai dell’Enel, che erano state un po’ dimenticate: padre Manuel, lavorando sodo con alcuni giovani, trasformò questo posto desolato in un luogo ospitale. Raccogliendo materiale che altri scartavano, realizzò un luogo di vacanze spartano ma armonioso, aperto soprattutto alle famiglie, e, naturalmente, durante la stagione estiva. Ricordo che ripeteva sempre questa frase: «Conserva l’ordine e l’ordine ti conserverà». Proponeva e viveva una regola che testimoniava durante gli appuntamenti quotidiani della giornata nel villaggio. Mi ha sempre colpito il fatto che l’ordine e la bellezza servissero per la persona o la famiglia che avrebbero occupato poi la casetta. 

Che rapporto aveva con don Giussani?
In tanti, ed io per prima, abbiamo scoperto la grandezza di don Giussani attraverso i gesti e le parole di padre Manuel. Ogni sua parola era un richiamo al padre di Cl. Ci richiamava a seguirne l’esempio, raccontandoci come Giussani vivesse senza costringimenti e liberamente il sacramento della confessione. Da padre Manuel ho imparato soprattutto la fedeltà, proprio come lui è rimasto fedele al carisma del movimento e di don Giussani, fino alla fine. E la sua umiltà: pur con un carattere focoso e battagliero, era abituato a vivere nel nascondimento. Ho avuto occasione di incontrarlo pochi giorni fa. Mi ha ribadito per l’ennesima volta che per lui l’incontro con don Giussani era stato una grazia che gli aveva cambiato la vita e la vocazione.  

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