Champions, ecco come è esplosa (in cifre) la perfezione tedesca

Dal 2000 715 milioni di euro ai settori giovanili, stadi nuovi che arricchiscono i club e attenzione al fair play finanziario. Ecco cosa c’è dietro ai successi di Bayern e Borussia.

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La perfezione economico-calcistica in cifre. Questa è la sintesi del pallone tedesco 2012-13, arrivato ad una crescita e uno sviluppo ineccepibile, che culmina stasera con le semifinali di Champions, dove due club teutonici contenderanno lo scettro europeo alle regine di Spagna Barcellona e Real. Non che sia una notizia di oggi: la straripanza del Bayern è nota a tutti da ben prima che i bavaresi eliminassero facilmente la Juve dai quarti di finale, conquistando la terza semifinale in quattro anni. Mentre sull’oleata macchina Borussia, giovane e divertente, le analisi giornalistiche invadono le pagine dei quotidiani almeno da 6-7 mesi. Ci sono però dei numeri che fanno capire cosa vi sia dietro allo sviluppo calcistico della Germania, risollevatosi in fretta dopo che a inizio del nuovo millennio pagava dazio ad un difficile cambio generazionale.

SOLDI ALLE ACADEMY. C’è una cifra che parla su tutti: sono i 715 milioni di euro che dalle parti di Berlino si sono investiti, dal flop degli Europei del 2000 ad oggi, nei settori giovanili. Da lì, prima di tutto, si è riuscito a voltar pagina, rimpiazzare la generazione d’oro dei vari Matthaus, Klinsmann, Kopke, Bierhoff, per trovare facce nuove di talento da mandare in campo.
All’inizio hanno preso iniziativa i club, poi anche la Nazionale ne ha tratto beneficio, con risultati sempre ottimi, sia in prima squadra (negli ultimi dieci anni, tra Mondiali ed Europei, non sono mai andati più indietro del terzo posto), sia poi nelle nazionali giovanili (under 21, 19 e 17), seconde nei ranking dal 2008, dietro, manco a farlo apposta, alla Spagna.
All’ultimo Europeo i tedeschi avevano la rosa più verde per età media. E quei ragazzi adesso rappresentano la prima linea fresca delle squadre ai vertici del calcio europeo: la rosa del Bayern può contare su almeno 15 giocatori tedeschi, meglio ancora il Borussia, che qualche volta, quest’anno, si è trovata in campo con 10 titolari nati entro i confini nazionali.

FPF E STADI DI PROPRIETÀ. A tutto questo vanno aggiunti altri ingredienti che, alla lunga, stanno portando molto beneficio.
In primis c’è da rilevare una grande attenzione al benessere finanziario delle squadre, costrette a inizio stagione a presentare i propri piani, rendendo esplicite le loro effettive possibilità di gestione del gruppo. Questo porta ad un accentuato rispetto delle norme del fair play finanziario dettate dalla Uefa, e l’assenza di proprietari “squali” simili a Psg, Chelsea e Manchester City (anche perché, ad eccezione del Wolfsburg, in mano alla Volkswagen, e del Bayer Leverkusen controllato dall’omonima azienda farmaceutica, chi è proprietario degli altri club sono, in maggioranza, i tifosi, tutelati dalla legge del 50+1).
Il secondo ingrediente arriva invece dagli stadi, nuovi, funzionali e sempre pieni: gran parte di questi sono stati costruiti per il Mondiale del 2006, e supportati da importanti brand economici sono passati nelle mani delle squadre stesse, che dalla loro gestione guadagnano non pochi soldi. Basti pensare che nella stagione 2011-12 la Bundesliga ha avuto un profitto di 55 milioni di euro.
È ancora presto per decretarne il successo in Champions dato che in mezzo ci sono ancora le semifinali da giocare. Ma sarebbe da stupidi non ammirare la perfezione tedesca: che possa essere una lezione anche per il nostro calcio, mai come adesso in crisi di soldi e risultati?

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