Centrafrica. Ignoti incendiano una chiesa evangelica a Bangui: i musulmani respingono le accuse

Oggi sono arrivati nella capitale i primi 55 uomini della missione europea per il Centrafrica, a cui partecipa anche l’Italia

Una chiesa evangelica nella capitale del Centrafrica Bangui è stata incendiata di notte lo scorso 8 aprile da persone non identificate. Nelle prime ore della mattina del 9 aprile il fuoco non era ancora stato spento.

CHIESA BRUCIATA. Il pastore responsabile della chiesa, Marc Kaparang, ha dichiarato: «Questo settore della capitale è stato abbandonato da tre mesi ed è sotto il controllo dei nostri fratelli musulmani dal 5 dicembre 2013. Sono stati giovani musulmani a compiere questo atto».
Raggiunto il luogo del rogo insieme ai militari francesi «gli interrogatori agli abitanti hanno prodotto solo risposte vaghe. Per questo penso che siano stati loro a incendiare la chiesa».

«I MUSULMANI NON C’ENTRANO». Secondo il responsabile del quartiere «i musulmani non c’entrano. È qualcuno venuto da fuori con un bidone di benzina. Mi è stato riferito che prima hanno sparso la benzina in giro per spaventare gli abitanti e poi hanno dato fuoco alla chiesa, sparando colpi di pistola in aria».
Il pastore Kaparang ha chiesto più protezione al governo: «I luoghi di culto non c’entrano niente in questo conflitto. Il governo deve incaricarsi di proteggere questi luoghi».

PRIME TRUPPE EUROPEE A BANGUI. Nonostante in Centrafrica siano già dispiegati ottomila soldati per impedire le violenze e le vendette dopo oltre un anno di scontri, la capitale Bangui non è ancora sicura. Oggi le prime truppe della missione europea in Centrafrica sono arrivate nel paese per aiutare i soldati francesi dell’operazione Sangaris.
Secondo quanto riportato dal Le Parisien, 55 gendarmi hanno cominciato a pattugliare le strade di Bangui. In tutto devono arrivare nel paese 800 soldati, compresi i 50 del Genio infrastrutture italiano, incaricati di «costruire le infrastrutture per rendere possibili le operazioni logistiche della missione».