Centrafrica. «I ribelli saccheggiano e torturano, ma devono preoccuparsi perché la gente non ne può più»

La testimonianza di padre Aurelio Gazzera, missionario attaccato dieci giorni fa a colpi di arma da fuoco: «Loro sono filo-musulmani e quando si vendicano, lo fanno sui cristiani»

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Saccheggi, ruberie, rapimenti, torture. Le violenze dei ribelli Seleka, che vanno avanti senza sosta dal colpo di Stato del 24 marzo scorso, rischiano di far piombare il Centrafrica in un vortice di «scontri settari tra cristiani e musulmani». A raccontare la situazione del secondo paese più povero del mondo a tempi.it è il missionario padre Aurelio Gazzera, che pochi giorni fa è stato attaccato a colpi di arma da fuoco dai Seleka mentre si trovava nella sua auto.

Il nuovo governo ha detto che i ribelli sarebbero stati disarmati.
Nessun ribelle è stato disarmato, qualche tentativo è stato fatto ma hanno armi dappertutto. Dieci giorni fa mi hanno sparato all’uscita di Bangui, quindi la situazione non è affatto sotto controllo.

Si legge di scontri anche tra cristiani e musulmani.
Sta crescendo un movimento di scontento e di disperati che reagiscono in modo violento a tutti questi attacchi e soprusi. Spesso qualcuno colpisce i musulmani, perché loro in genere sono stati protetti dai ribelli mentre i cristiani sono stati attaccati, quindi c’è il rischio che cresca la tensione interreligiosa. Come a Garga.

Cos’è successo a Garga?
Dei disperati che non ne possono più di violenze e furti si sono ribellati e hanno ucciso alcuni musulmani e alcuni ribelli della zona, ricca di miniere d’oro e quindi molto controllata dai Seleka, che sono qui solo per rubare. I ribelli si sono poi vendicati e secondo testimoni che ho sentito hanno ucciso almeno 40 persone, ma forse le vittime arrivano a 100. Purtroppo i Seleka sono filo-musulmani e quando devono vendicarsi colpiscono soprattutto i cristiani. Ma questo succede dappertutto.

Ci sono stati scontri anche a Herba.
Sì, la cosa positiva è che lì non ci sono scontri settari. È accaduto che un allevatore, che si è unito ai ribelli, è entrato nel villaggio e ha preteso soldi da un giovane, che non gli doveva niente. Il giovane è stato ucciso, la gente del posto ha protestato e in cambio i ribelli hanno ferito due persone, derubato le case del villaggio e poi ne hanno bruciate duecento. Su un totale di circa trecento case.

È vero che i cittadini hanno formato dei gruppi di auto-difesa?
Sì, c’è qualcosa ma sono pochissimi. Questi ribelli dovrebbero preoccuparsi perché la gente non ne può più, se fossero intelligenti si darebbero una calmata ma non capiscono niente e continuano a rapire le persone, torturarle e derubarle. La settimana scorsa si è verificato uno dei casi più gravi proprio a Bozoum, dove mi trovo io.

Può raccontare cosa è accaduto?
Un certo Assan ha accusato Yatere Patrick, un ventenne che di lavoro ripara moto, di avergli rubato la moto. L’uomo ha fatto intervenire la Seleka, che ha arrestato Patrick e i suoi due fratelli e li ha imprigionati dal 29 settembre fino al 6 ottobre. In questa settimana sono stati torturati (vedi foto a fianco), legati e picchiati. Uno di loro ora non muove più il braccio sinistro. Per essere liberati hanno dovuto pagare 150 euro. Poi si è scoperto che la moto l’aveva rubata qualcun altro. Il problema è che i ribelli non sono controllabili.

Il governo non riesce a fare niente?
No, è assolutamente inadeguato, non hanno nessun contatto con la realtà. Quando mi hanno sparato a Bangui, sono andato a incontrare il ministro della Sicurezza e questo, invece di scusarsi per il comportamento dei ribelli, mi ha accusato di averli provocati. La gente che è in questo governo vuole solo sbarcare il lunario e passa da un governo all’altro per guadagnare soldi.

Le chiese e le diocesi vengono ancora assaltate?
Nell’ultimo mese ci sono stati due attacchi. Ora invece niente. La situazione però resta fragile anche se qualcuno dei ribelli inizia a capire che prima o poi la storia girerà in un altro senso e che quindi è meglio se se ne vanno.

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