Buon senso, buona scuola

L’effettiva parità è ancora un traguardo lontano, ma va dato atto al governo – se alle parole seguiranno i fatti – di aver mostrato lungimiranza politica

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Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – L’effettiva parità è ancora un traguardo lontano, ma va dato atto al governo – se alle parole seguiranno i fatti – di aver mostrato lungimiranza politica con l’introduzione nella legge di bilancio di cento milioni in più per le scuole paritarie. Certo, diranno i lettori più smaliziati, si tratta di una “mancia elettorale” in vista del referendum. Certo, diranno i lettori con un po’ di memoria, solo un anno fa lo stesso governo alzò l’Iva dal 4 al 5 per cento alle cooperative sociali educative. Certo, diranno i lettori più esperti, si è sempre ben lontani dall’introduzione del costo standard e ancora nell’ambito dell’elargizione di Stato.

Come negarlo? Ma, alle condizioni date, noi non possiamo non ritenere questa un’ottima notizia e segno di attenzione a un mondo in sofferenza. Per 13 mila scuole, 970 mila studenti, 120 mila docenti e non docenti che lavorano in questi istituti, si tratta di un sostegno vitale in questi tempi di crisi. Non finiremo mai di insistere sul fatto che le paritarie sono scuole che svolgono un servizio pubblico, che non sono i diplomifici “quattro-anni-in-uno”, che fanno bene alle casse dello Stato e che, dunque, a ben vedere, ciò che viene loro elargito è solo una piccola parte rispetto a quanto fanno risparmiare alle tasche di tutti (se, per assurdo, domani tutti questi istituti dovessero chiudere, ci vorrebbero 6 miliardi di euro per coprire il “buco”). A volte non servono hashtag e proclami in tv coi gessetti e la lavagna, basta solo un po’ di buon senso per fare la “buona scuola”.

Foto Ansa

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