Bologna, la maestra toglie il crocifisso dall’aula: «Non me ne faccio nulla»

Un’insegnante della prima B delle elementari Bombicci di Bologna ha chiesto di rimuovere la croce. Ma la legge italiana e la sentenza di Strasburgo lo vietano

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Non importa se in Italia la discussione sui crocifissi nelle scuole è durata per due anni, fino all’arrivo nel 2011 del divieto di rimuoverli giunto dalla Corte suprema dei diritti dell’uomo. La nuova maestra della scuola elementare Bombicci di Bologna è entrata in prima B e, come se nulla fosse, ha domandato di portare via la croce dall’aula.

I SIMBOLI RELIGIOSI. «Ha chiesto di rimuoverla perché avrebbe detto di non farsene nulla», ha dichiarato ad Avvenire il personale scolastico. Alla notizia sono seguite le polemiche, anche perché il caso non è isolato. In città ci sarebbero altre scuole in cui si sono verificati episodi simili.
Alle elementari Armandi Avogli, ad esempio, pare che di croci sui muri non ne sia rimasta neppure una. Eppure la sentenza della corte di Strasburgo parla chiaro, insieme ai regolamenti in vigore in Italia che impediscono di togliere i simboli religiosi dai luoghi pubblici.

LENTA EPURAZIONE. Nonostante la sentenza europea e la legge italiana Stefano Mari, preside dell’istituto di cui fanno parte le elementari di Bombicci, ha commentato l’episodio così: «Ognuno si regola come ritene opportuno. È una scelta che dipende dalla sensibilità individuale e del docente».
E anche se i contenuti delle norme sono evidenti quello che sta accadendo non è una novità. Già nel 2009 si scoprì che all’Istituto Fermi i crocifissi erano assenti da vent’anni, al Liceo scientifico Sabin dagli anni Ottanta. Stessa storia al liceo scientifico Augusto Righi, mentre al Luigi Galvani erano pochi, sparsi in qualche aula. L’ex deputato del Pdl Fabio Garagnani ha informato il ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carozza e sta meditando di presentare un esposto alla procura.

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