Santa Gianna Beretta Molla ci testimonia il fascino e la bellezza del matrimonio

Scriveva Cesare Pavese ne Il mestiere di vivere: «Da chi non è pronto a legarsi con te per tutta la vita non dovresti accettare neanche una sigaretta». Eppure, nella cultura odierna, sembra dominare il messaggio opposto nel rapporto tra uomo e donna: prendi e pretendi tutto dall’altro senza legarti in un rapporto serio e duraturo. Il matrimonio, a quanto pare, non affascina più. L’amore coniugale desta poco interesse, presenta poco fascino rispetto all’avventura galante, al rapporto sentimentale lontano o irraggiungibile, tanto osannato dal cinema contemporaneo come dalla letteratura di ogni tempo.

Oggi, i dati statistici riguardanti i matrimoni sono allarmanti. Il rapporto stabile e duraturo sembra sempre più un’utopia. La certezza di un legame nella buona e nella cattiva sorte è stata scardinata da una legislazione e da una cultura che congiurano contro l’istituzione del matrimonio e che cercano di annientare la consapevolezza del suo valore sacramentale. Destituito di questo, il matrimonio dura lo spazio di un sogno leggero.

Quando un uomo incontra una donna e s’innamora di lei, vorrebbe stare sempre con lei tanto che ad un certo punto diventa naturale desiderare di rimanere con l’altro per sempre. I due si promettono fedeltà e amore. Da quel momento, da quel «sì» pronunciato in chiesa davanti a tutta la comunità inizia l’avventura del matrimonio. Sempre più l’amore assume i caratteri della scelta, della memoria di un fatto che ha preso e catturato, di una responsabilità che è un prendersi cura e un’apertura all’altro. Per questo qualsiasi amore e qualsiasi innamoramento passano attraverso il crogiuolo della quotidianità.

Eppure, una rapida incursione nel territorio della letteratura occidentale mostrerebbe come poesia e romanzi riguardino più amanti che mogli e mariti. Grandi opere che hanno posto a tema il rapporto matrimoniale hanno spesso avuto protagonisti infelici che sono incorsi in una morte prematura. Tutti ricorderanno la storia di Giulietta e Romeo, sposatisi di nascosto e morti poco dopo, senza poter coronare il sogno di un amore felice. O ancora la vicenda di Paolo e Francesca, cognati che cedono alla tentazione dell’amore adulterino e, colti in flagrante, vengono uccisi da Gianciotto. Dante li colloca all’Inferno tra i lussuriosi, abbracciati e trascinati da una bufera senza sosta per l’eternità.

La stessa letteratura, quindi, che ha posto come tema primario l’amore, talvolta ha ingannato il suo pubblico, perché più che raccontare l’amore vero, che dura nel tempo, si è soffermato sul fascino della donna irraggiungibile o della storia breve e tragica. Così la letteratura ha spesso inciso sulla mentalità comune finendo per complottare contro l’istituto familiare, contro quel rapporto amoroso che porta alla prole, vissuto nella quotidianità, nel dolore, nella sofferenza e che sembra stancare per la sua monotonia e ripetitività.

C’è una figura nella contemporaneità che mostra il fascino dell’amore quotidiano e duraturo, è santa Gianna Beretta Molla di cui ricorre il 28 aprile l’anniversario della salita al Cielo. È stata definita la santa del matrimonio e della quotidianità. Ci ha lasciato un epistolario fitto e intenso, scritto sia durante il fidanzamento durato tre anni (dal 1952 al 1955) che nei pochi anni di matrimonio (dal 1955 al 1962).

Le Lettere al marito di santa Gianna sono […] come una luce concessa in tempi difficili per riaffermare che il matrimonio è dono di grazia, è via di un uomo e una donna che con il loro amore danno espressione e visibilità all’amore bello e straordinario di Dio (Elio Guerriero).

Nei mesi del fidanzamento ufficiale, dal febbraio 1955 al settembre 1955, le epistole sono tutte animate dal desiderio di rendere felice il futuro marito. Il 21 febbraio 1955 scrive: Vorrei proprio farti felice ed essere quella che tu desideri: buona, comprensiva e pronta ai sacrifici che la vita ci chiederà. […] Ora ci sei tu, a cui già voglio bene ed intendo donarmi per formare una famiglia veramente cristiana.

La gioia e il senso di gratitudine per il dono imprevisto che è stato l’incontro con il futuro marito Pietro si uniscono alla consapevolezza che tutti i suoi sforzi non basteranno a realizzare ciò. Questa coscienza si traduce in domanda e preghiera che Colui che ha avviato l’opera la porti a termine. La lettera di tre settimane più tardi è tutta animata da questo sentimento: Pietro, potessi dirti tutto ciò che sento per te! Ma non sono capace, supplisci tu. Il Signore proprio mi ha voluto bene. Tu sei l’uomo che desideravo incontrare, ma non ti nego che più volte mi chiedo: «Sarò io degna di lui?». Sì, di te, Pietro, perché mi sento così un nulla, così capace di niente che, pur desiderando grandemente di farti felice, temo di non riuscirvi. E allora prego così il Signore: «Signore, tu che vedi i miei sentimenti e la mia buona volontà, rimediaci tu e aiutami a diventare una sposa e una madre come Tu vuoi e penso che anche Pietro lo desideri». Va bene così, Pietro?

Il 24 settembre 1955 Gianna e Pietro si sposano. Gianna è sempre più desiderosa di compiere la volontà di Dio nel matrimonio. Si rende conto delle proprie manchevolezze e chiede aiuto e correzioni al marito: Pietro, se vedi che faccio qualcosa che non va bene, dimmelo, correggimi, hai capito? Te ne sarò sempre riconoscente.

Umiltà e riconoscimento che l’altro ci è dato per camminare con e verso Cristo: sono questi due tratti fondamentali del matrimonio di Gianna, sostenuto sempre dalla preghiera e dalla offerta a Cristo. Scrive Don Luigi Giussani che la coscienza del matrimonio come sacramento implica che l’unità delle loro persone sia intesa e vissuta in funzione del Regno di Dio e quindi della gloria a Cristo. Del resto la vita stessa ci è stata data per dar gloria a Cristo.

La letizia dell’animo di Gianna non è scevra di quel sano realismo cristiano che permette di guardare la realtà nella sua complessità partendo dall’esperienza di quanto accade, non esaltando tutto acriticamente, ma nel contempo non ripudiando ciò che può essere foriero di sacrifici, sofferenze o dolore. Non è un atteggiamento improntato a masochismo, ma semplice e spontaneo dono di sé all’altro, alla presenza di quel Tu, Cristo, che li ha chiamati alla strada vocazionale del matrimonio, che è lì nell’unione sacramentale e che porterà a termine le opere avviate dai due sposi. Gli sposi ricevono «il Sacramento dell’Amore» e diventano «collaboratori di Dio nella creazione» dando «a Lui dei figli che Lo amino e Lo servano». Così, con gioia la coppia si apre al dono della  vita nascente. Vengono alla luce Pierluigi, Mariolina, Laura. La quarta gravidanza sarà, però, accompagnata dalla notizia della malattia di Gianna. La presenza di un fibroma nell’utero costituisce un pericolo per la vita della madre. Solo l’aborto, in base alle conoscenze e competenze mediche dell’epoca, potrebbe rappresentare una salvaguardia per la sua vita. Gianna decide di portare avanti la gravidanza, si fa asportare il fibroma, cosciente del grave rischio che la sutura praticata nell’utero possa cedere. Durante la degenza in ospedale per l’intervento scrive ai figli:

Carissimi miei tesori, papà vi porterà tanti tanti bei bacioni grossi, vorrei tanto poter venire anch’io, ma devo stare a letto, perché ho un po’ bibi. Fate i bravi, ubbidite alla Mariuccia e alla Savina […]. Vi ho qui nel cuore e vi penso ogni momento. Dite un’Ave Maria per me, così la Madonnina mi farà guarire presto, e potrò tornare a Courmayeur a riabbracciarvi e stare con voi.

Il 20 aprile 1962 Gianna entra in ospedale dove viene sottoposta a taglio cesareo. Nasce Gianna Emanuela. Subentra, però, una peritonite. In una lenta agonia si consumano gli ultimi giorni in ospedale. Il 28 aprile all’alba, in seguito a sua richiesta, viene riportata a casa, dove morirà alle 8 del mattino, accanto al marito e ai figli. Il 16 maggio 2004, alla presenza del marito, dei figli e dei nipoti Gianna Beretta Molla viene canonizzata.

Prendeva finalmente forma e con concretezza il desiderio di tanti di vedere sugli altari donne ed uomini del laicato cattolico, donne ed uomini sposati e divenuti santi vivendo il sacramento dell’amore cristiano nel Signore.