Nel cupio dissolvi del Pdl s’avanza una proposta liberale

Se capita di parlare con qualche elettore di centrodestra e si mettono in fila i due lemmi “rivoluzione” e “liberale”, si ottengono due distinte risposte. A un quarto degli interpellati si riempiranno gli occhi di lacrime e rimpiangeranno i bei tempi andati. I restanti, inviperiti dopo decenni di promesse non mantenute, cercheranno di mettere le mani al collo al malcapitato interlocutore.

Per questo, in un momento politico in cui il termine liberale è diventata un’auto-descrizione universale per scrollarsi di dosso etichette vetuste, Marco Taradash ha deciso che è venuto il momento di ridare senso compiuto al logoro lemma, e il 7 luglio scorso ha lanciato il suo “Sedizione liberale”. All’evento, organizzato a Firenze, sono intervenuti il direttore del Tempo Mario Sechi e quello de L’Opinione Arturo Diaconale, i giornalisti Fabrizio Rondolino e Davide Giacalone, il direttore dell’Istituto Bruno Leoni Alberto Mingardi e il leader di Fermare il declino (allora ancora formalmente non costituito) Oscar Giannino. «Il problema italiano è un problema di crisi politica, prima che economica – spiega il consigliere regionale toscano – che nasce da un sistema di partiti incapace di rinnovarsi”. Secondo Gionata Pacor di ConfContribuenti, tra i promotori del movimento, uno delle principali questioni dell’epoca berlusconiana è stato il poco spazio che si sono ritagliati gli esponenti liberali: «Un’enorme difficoltà nel trovare spazi e contenitori. L’unico sembrava poter essere Forza Italia, ma anche in quel contesto sono stati sempre marginali». Anche l’esperienza di Fermare il declino trova poco appeal da queste parti: «È un’ottima proposta – osserva Taradash – ma il taglio efficientista che ne anima le proposte alla lunga potrebbe essere pericoloso».

I sediziosi (presenti su Facebook con un gruppo) chiedono a gran voce riforme strutturali in tre comparti: istituzioni, giustizia ed economia. «E le primarie – puntalizza Taradash – sono una delle poche possibilità per far emergere un nuovo leader nel centrodestra». Nella crisi in cui versa il partito unico del centrodestra, per l’esponente azzurro l’unico modo «per uscire dalle lotte intestine fra reduci che stanno dilaniando il Pdl» è convocare i gazebo. «Per il Pd, pur con tutti i loro difetti, sono state un grande passo avanti», spiega Pacor. Che giudica positivamente l’avventura di Matteo Renzi «per l’innovazione che ha portato nel mondo della politica e per la sfida alla classe dirigente». Più cauto Taradash: «Il sindaco di Firenze ha sicuramente avuto il coraggio di chiedere ciò che serve. Ma il sospetto è che non voglia fare altro che sostituire un gruppo dirigente ad un altro». Ma, appurato che all’orizzonte non si vede un omologo nel centrodestra, Taradash lancia una provocazione: «O si esce dal guado con liste pro-Monti che ottengono una chiara maggioranza politica alle elezioni, oppure non rimane che Renzi rompa con il Pd e costruisca un progetto unico insieme a Berlusconi e Montezemolo». Fantascienza? Forse.

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