ARTempi
Intervista – L’Italia di El Greco nel racconto degli esperti
A più di 500 anni dall’arrivo in Italia di Doménikos Theotokópoulos, in arte El Greco, il 24 ottobre 2015 inaugura presso la Casa dei Carraresi (Centro Convegni ed Esposizioni della Fondazione) di Treviso la retrospettiva El Greco in Italia. Metamorfosi di un Genio. Aperta fino al 10 aprile 2016, la mostra punta i riflettori sulle opere realizzate dall’artista nel decennio 1567-1576: sono questi gli anni dell’avventura artistica italiana dell’ellenico protagonista che nel nostro paese si è forgiato e ha maturato il suo modo di dipingere che ispirò artisti come Picasso e Cézanne. Per l’occasione abbiamo intervistato gli addetti ai lavori dell’evento: la Prof.ssa Serena Baccaglini del Comitato Scientifico ci racconta l’allestimento, l’organizzatore Andrea Brunello di Kornice ci parla dei prestiti e il Prof. Lionello Puppi, curatore della mostra, ci racconta come l’Italia abbia rappresentato per il visionario pittore il teatro dove si consumava la crisi del Rinascimento che egli stesso gustò dalle prime file.
Prof.ssa Baccaglini, come è stato pensato l’allestimento? Ci sono delle opere chiave attorno cui gira l’intera retrospettiva?

Dott. Brunello, quali grandi prestiti rendono la mostra unica? Ci sono opere che arrivano per la prima volta in Italia?

Prof. Puppi, l’Italia è stata per El Greco una sorta di Arcadia che gli ha consentito di confrontarsi con artisti come Tiziano, Tintoretto, Parmigianino. Come matura lo stile di El Greco durante il periodo romano, quando deve tener testa al cardinal Farnese? Quali opere rappresentano al meglio questo periodo su cui la mostra si focalizza?

Dominikos – che moveva da Candia dove era nato nel 1541 e già vi esercitava l’arte pittorica come maestro di icone di tradizionale impianto bizantino – raggiungeva la Penisola tra la fine del 1567 e l’inizio del 1568 approdando a Venezia, ma per spostarsi poi, nell’autunno del 1570, a Roma dove trovava ospitalità alla corte del potentissimo cardinal Alessandro Farnese. Caduto in disgrazia per motivi non chiari, ma molto probabilmente derivati da un conflitto di gusto artistico, si ascriveva nel declinar del 1572 alla locale corporazione di mestiere per sparire ben presto tra Centro Italia (Perugia, Parma) e Venezia (ma senza escludere Bassano e Treviso) e per riapparire a Toledo nel 1577.
Ed è dunque nel corso di un simile decennio che il pittore “madonnaro”, pur capace di esiti squisiti e raffinati, dapprima utilizzando riproduzioni a stampa di capolavori dei Protagonisti del Rinascimento, poi in seguito ad esperienza diretta delle loro opere – con l’accesso alle botteghe di Tiziano, Tintoretto, Dal Ponte nel Veneto e degli Zuccari tra le altre, a Roma, nonché di Maestri solo geograficamente marginali in Centro Italia – pur sul senso della luce e del colore, inalienabile eredità bizantina, costruirà il proprio linguaggio privo di comparazione possibile nel suo tempo e preludio alla Modernità. La mostra illustrerà una simile metamorfosi, schierando le opere che la attestano, molte delle quali mai prima esposte in Italia, accanto a capolavori, appunto, dei Tiziano, del Tintoretto, del Bassano, degli Zuccari, di Michelangelo, de Cellini, del Giambologna che saranno alla loro volta rappresentati a Treviso in un contesto espositivo mai prima assemblato e difficilmente replicabile.
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!