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Dossier – Quando le opere precedono per fama il nome dell’artista e viceversa
Quante volte ci è capitato di riconoscere una fotografia, con la stessa facilità delle icone religiose della cristianità, ma non ricordarci il nome del fotografo che l’ha scattata, o addirittura, di non saperlo affatto? Questo è il caso che segna gli scatti di Philippe Halsman (Riga 1906 – NY 1979), protagonista fino al prossimo 11 maggio della mostra Astonish me! presso il Musée de l’Elisée di Losanna, e autore di quel famoso ritratto in studio del suo più fedele soggetto, Salvador Dalì, immortalato mentre salta assieme a un gatto, a un cavalletto e a un grande spruzzo d’acqua. Surreale, come solo ci si aspetterebbe dall’influenza di Dalì. Ma Halsman è anche l’autore di quel teschio realizzato con nudi femminili, di un primo piano di Albert Einstein scattato nella sua casa di Princeton nel New Jersey e di quel ritratto a tre quarti di Hitchcock con il sigaro in bocca e un uccello che sta per posarsi sopra. Sono immagini studiate, esito di lunghe sedute di posa, dove la firma dell’artista non è altro che quel ritmo interno e quella resa precisa della qualità dell’immagine che risponde all’idea di creare delle performance da fissare con la macchina fotografica.

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