Black Box di Jennifer Egan è su Twitter, ma sarà stata una buona idea?

La vincitrice del Premio Pulitzer 2011 ha pubblicato un nuovo romanzo sul suo profilo, ma per leggere la versione integrale non basta il social network.

Primo o poi doveva succedere. Un romanzo interamente pensato per Twitter, con “puntate” da 140 caratteri e una narrazione pericolosamente rarefatta ma pur sempre sperimentale. In ogni caso il nome di Jennifer Egan, autrice de Il tempo è un bastardo, edito in Italia da minimum fax, dovrebbe tamponare il pregiudizio critico di chi è ancora legato irrimediabilmente al medium cartaceo. Per il New Yorker, famoso settimanale statunitense, la Egan ha postato sul suo profilo, dalle 20 alle 21 di ogni sera per dieci giorni – dal 24 maggio al 2 giugno – Black Box, una novel che affonda nella storia di un personaggio de Il tempo è un bastardo. Un esperimento interessante, ma tutt’altro che semplice.

Se nella conversazione parlare per frasi brevi, schematiche e ridotte può sembrare semplice, per la scrittura in prosa la faccenda si complica. Cormac McCarthy, nel suo The Road, aveva dato prova di una estrema sintesi, compensata però da una perizia di particolari e da una precisione lessicale fuori dalla norma. E, soprattutto, dall’inevitabile prossimità delle frasi. Su Twitter, tuttavia, il continuo flusso di dati inframmezzati rischia di rivelarsi un’arma a doppio taglio. La sequenza è tutto, come spiegano i linguisti, ma in questo caso è difficile da recuperare.

Chi si è perso la diretta sulla piattaforma di microblogging potrà rileggere la versione completa (divisa per giorni) su una pagina web dedicata sul sito del New Yorker dove si possono gustare i frammenti della Egan, assieme a riflessioni, intuizioni, ispirazioni, eventi, azioni, passaggi narrativi. E qui casca l’asino, perché per leggere la novel per intero è necessario uscire da Twitter e abbandonare il qui e ora, l’essenza del social stesso. Il controsenso sembra evidente. Tuttavia, fioriscono blog e siti di scrittori che si lanciano nel nuovo genere del racconto a puntate, secondo l’esempio dell’antico feuilleton ottocentesco. L’arte si evolverà pure ma, in fondo, resta sempre uguale a se stessa.