«Con l’aumento delle accise sulla birra, sarà dura continuare a fare “medie” a 5 euro»

Intervista a Paolo Polli, patron delle birrerie BQ e anima dell’Italia Beer Festival. «Tassano sempre noi. E noi facciamo i salti mortali per non rifarci sui consumatori, ma per quanto resisteremo senza alzare i prezzi?»

L’amata “bionda” rischia di diventare più cara a causa dell’aumento delle accise sulla birra. Le imposte saliranno in tre momenti diversi: a metà del prossimo ottobre, a gennaio 2014 e a gennaio 2015. Assobirra, l’associazione dei produttori italiani, ha fatto notare a tempi.it che se già oggi un sorso di birra su tre se lo beve lo Stato attraverso le tasse, con i nuovi aumenti il fisco si berrà un sorso su due. È preoccupato anche Paolo Polli, proprietario delle birrerie BQ, produttore di birra, presidente dell’Associazione degustatori birra nonché ideatore dell’Italia Beer Festival.

Che effetti avranno questi nuovi aumenti delle accise sulla birra?
Andranno a colpire, ancora una volta, la produzione birraria, e poi conseguentemente il consumatore, che dovrà subire l’ennesimo aumento di prezzo al litro. Noi produttori continuiamo a chiederci sia sempre la nostra categoria ad essere colpita, insieme a quella dei produttori di superalcolici. Sul vino, invece, l’accisa è pari a zero, cioè i produttori non pagano nulla. Nonostante gli aumenti, si cerca sempre di fare i salti mortali per non alzare il prezzo della pinta. Nei miei locali la “media” è sempre a 5 euro: è così da parecchi anni, ma per quanto ancora sarà ce la caveremo senza alzare i prezzi?

Ma in fondo non è solo una questione di centesimi?
La birra non è un prodotto di lusso, anzi è il più trasversale tra i prodotti, appartiene al popolo, e invece di agevolarne la diffusione si fa l’opposto. Col prossimo aumento la cifra da versare allo Stato per ogni litro di birra prodotta passerà da 25 a 29 centesimi. Lei dirà: ma si tratta solo 4 centesimi! Già, ma a causa a questo aumento dell’imposta di fabbricazione il cliente subirà un rincaro della pinta a partire dagli 8 centesimi. E questo solo per quanto riguarda il primo aumento, al quale ne seguiranno altri due.

Lei crede che il mercato italiano della birra ne risentirà?
In questo preciso momento storico l’Italia sta conoscendo una rinascita della birra. Certo, il vino è il nostro prodotto storico per eccellenza, ma perché non puntare anche sulla birra? La domanda di birra italiano all’estero cresce, e cresce anche il numero dei birrifici in Italia: sono passati in pochi anni da una quarantina a circa 600.

L’aumento delle accise potrebbe colpire anche una manifestazione come l’Italia Beer Festival?
All’Ibf – nel 2013 sarà la nona edizione – abbiamo sempre mantenuto gli stessi prezzi, 10 euro al litro, 1 euro a gettone, 1 gettone ogni 10 cc di birra da degustare. Chiaramente l’aumento delle imposte statali influire su queste tariffe, sarebbe un peccato dover penalizzare le tasche dei visitatori, sempre più numerosi ogni anno.

Come mai cresce l’interesse verso un prodotto semplice come la birra?
I motivi sono molteplici. Intanto la diffusione sul territorio: ogni zona o regione vuole avere i suoi birrifici. Poi la lotta contro l’alcol. Detta così sembra un paradosso, ma è solo l’effetto della paura dei controlli stradali: sono molti quelli rinunciano al vino, che in media ha 14 gradi, per passare alla birra, che invece ha una gradazione alcolica nettamente inferiore, in media 5 gradi. Infine, la birra costa molto meno rispetto a una bottiglia da enoteca, e su questo incide il fattore crisi.

E quanto pesa sul prezzo al consumo, invece, il fatto che l’Italia debba importare materie prime quali l’orzo, il luppolo e il malto?
Nel nostro paese sono ancora pochissime le riserve naturali degli ingredienti principali della birra. E quello che è tuttora disponibile non è all’altezza dell’eccellenza di altri paesi, che ne producono in abbondanza. Adesso per esempio il mercato chiede birre prodotte con luppoli degli Stati Uniti o del Giappone, che già di per sé possono arrivare a costare anche 30-40 euro al chilo, anche se in circolazione ci sono prodotti più tranquilli, per esempio quelli provenienti dalla Germania. E se al prezzo dell’importazione aggiungiamo i rincari delle accise, da domani il produttore di birra avrà vita difficile.