Biden ha un messaggio molto “trumpiano” per i migranti: «Tornate a casa»

Una carovana di 9.000 migranti è stata fermata con la forza in Guatemala. Ma ora che non c’è più il tycoon, pietà e accuse di «xenofobia» spariscono dai media americani

carovana migranti guatemala

«Ora non è il momento di mettersi in viaggio verso gli Usa. La situazione al confine non cambierà dall’oggi al domani». Ha parlato così un portavoce della squadra di Joe Biden, che oggi si insedierà alla Casa Bianca per diventare il 46esimo presidente degli Stati Uniti, deludendo la marea umana composta da oltre 9.000 persone partita dall’Honduras e pronta ad arrivare fino al confine tra gli Usa e il Messico per entrare irregolarmente nel paese o chiedere asilo. La “carovana” è simile a quelle partite nel 2018 e 2019, che Trump fermò sia firmando accordi con il Messico e altri paesi dell’America centrale, sia inviando migliaia di soldati al confine.

ACCUSE A TRUMP, COMPRENSIONE PER BIDEN

Al tempo i principali media – Washington Post, New York Times e Cnn in testa, solo per citare quelli americani – denunciarono la «mancanza di umanità e di prospettiva che ci si aspetta da un presidente» e stigmatizzarono la sua «xenofobia», ridicolizzando l’allarme sicurezza lanciato dall’ormai ex presidente americano. Ricordando le ragioni, innanzitutto disoccupazione e violenza, che spingono migliaia di persone ogni anno a cercare di entrare negli Stati Uniti dal confine meridionale, i giornali e le televisioni versarono fiumi di inchiostro e impiegarono ore di dirette televisive per raccontare le sofferenze dei migranti riuniti in carovana. «Quali orrori potranno mai capitare agli Stati Uniti se agiranno con un pizzico di gentilezza e faranno entrare qualche honduregno?», scriveva ad esempio sul Wp Max Boot nell’aprile 2018.

Le stesse parole e le stesse dirette televisive non trovano spazio oggi sugli stessi media, nonostante il 17 gennaio le migliaia di migranti siano state caricate con violenza da polizia e soldati in Guatemala, con l’utilizzo di gas lacrimogeni, sfollagente e granate assordanti pur di fermarli. Allo stesso modo, il “Transition Team” di Biden non è stato certo criticato per aver dichiarato che «venire in questo momento non ha senso».

IL PIANO SULL’IMMIGRAZIONE DI BIDEN-HARRIS

Ora che il tycoon è passato in cavalleria, i giornali sembrano più cauti nelle accuse, meno desiderosi di accogliere i disperati in cammino e più comprensivi verso i paesi dell’America centrale che li disperdono con la violenza. Dal canto suo Biden ha intenzione di dare una svolta alle politiche immigratorie degli Usa già oggi: innanzitutto darà la possibilità a tutti gli immigrati irregolari presenti sul suolo americano all’1 gennaio, circa 11 milioni di persone, di diventare cittadini americani attraverso un percorso della durata di otto anni e con la certezza di non essere espulsi in ogni caso per almeno cinque anni.

Inoltre, approverà un piano di aiuti economici ai paesi dell’America centrale per risolvere le cause all’origine dell’immigrazione; infine, adotterà controlli e misure «più umani» al confine, garantendo sempre l’ingresso ai minori e ricongiungimenti per i parenti. Si tratta ancora di indiscrezioni e se ne saprà di più a breve, nel frattempo la carovana dei novemila ha incassato un messaggio chiaro dal duo Biden-Harris: «Tornatevene a casa».

@LeoneGrotti

Foto Ansa