Bergoglio tra gli zombi di Buenos Aires. E se a Roma diventasse Papa? «Dai Alejandro, non scocciare!»

Bel racconto dei collaboratori più stretti del cardinale. Che ne descrivono l’opera tra i poveri della città argentina. E ricordano le sue ultime parole prima di partire per il Conclave

In un articolo apparso sull’edizione odierna dell’Osservatore Romano sono intervistati Federico, il portavoce della diocesi di Buenos Aires, e Alejandro Russo, rettore della cattedrale metropolitana e segretario del vicariato episcopale, colui che nelle foto ufficiali è sempre vicino a papa Bergoglio.

Al giornalista Cristian Martini Grimaldi, corrispondente da Buenos Aires, Federico racconta come si muoveva il cardinale Bergoglio in città: «Paco è la resina della cocaina processata. Quello che non viene usata per fare cocaina. La mischiano con un altra sostanza tossica, e per i ragazzi che la usano è micidiale. Distrugge i neuroni del cervello e rende le persone simili a degli zombi. Bergoglio ha lavorato anche per questo come pastore di Buenos Aires. Lavorare per combattere il paco. Il cardinale andava spesso in questi quartieri di periferia, solo con la sua valigetta. E anche se quelle sono zone di gente umile e di lavoratori, quei quartieri hanno una pessima reputazione. Il cardinale ha fatto un lavoro molto importante anche per la tratta delle bambine, e della prostituzione. Rapite in Perú in Bolivia, sono ragazze a cui viene sottratta l’identità, e, o sono vendute al mercato della prostituzione, o addirittura adottate da famiglie ricche, quelle che sono le adozioni “in nero”. Alcune di queste ragazze le abbiamo recuperate. Anche per l’immenso investimento di tempo e mezzi che Bergoglio ha dato alla causa».

A Buenos Aires, Bergoglio «è conosciuto per il suo lavoro pastorale permanente, ispirato al messaggio di Gesù. Bergoglio è quello che va a parlare con i cartoneros in città. Sono quelle persone che vedi in giro e sembrano dei barboni, perché sono vestiti di stracci, sono gente povera, e vanno raccogliendo la carta in giro per la città per riciclarla e ottenere qualche peso. Bergoglio portava loro il mate, una bevanda locale, o semplicemente si avvicinava loro per confortarli, chiedeva cosa poteva servirgli. Si è sempre spinto ai confini della città, a trovare i poveri nei ghetti, quei quartieri che qualsiasi persona normale trema anche solo a nominare. (…) Nonostante i suoi 76 anni Bergoglio ha una forza straordinaria, frutto di un esercizio costante al lavoro sul campo. Qui avevamo già preparato tutti gli appuntamenti per la Settimana Santa, perché appunto tutti lo aspettavamo di ritorno a Buenos Aires. Mi telefonò un amico dicendo, “ho sentito ora la Cnn, dice che il Papa è Bergoglio, è Bergoglio Federico!”. Mi urlava. Ero incredulo. La mia reazione è stata come durante la finale della coppa del mondo nel 1986. Quando vidi alzare la coppa. Io ero piccolo ma la sensazione che ricordo era la stessa: siamo campioni! Mi sono detto. Un’emozione, una sensazione indescrivibile. In fondo ho passato gli ultimi sei anni della mia vita lavorando con lui».

Padre Russo dice che «è stata importantissima la scelta del nome. Il cardinale quando parla di povertà parla di una povertà integrale, senza escludere alcun ambito: povertà materiale e spirituale. Lui ha convissuto con i poveri della strada ma anche quei poveri che sono soli, la solitudine è una povertà esistenziale in fondo».

Cosa significa per la Chiesa avere un papa latinoamericano? Risponde padre Russo: «È la Chiesa dei poveri per i poveri. La grande ricchezza che il mondo latinoamericano può portare alla Chiesa nel mondo è la religiosità popolare, quella freschezza, quell’effervescenza legata alla cultura del continente. Una vita religiosa spontanea. Ad esempio, durante i pellegrinaggi, sono un milione le persone che camminano per la strada qui, un fenomeno come questo non lo vedi in altri posti del mondo. Questo è esattamente l’opposto di una pratica religiosa anchilosata, meramente formale. C’è sicuramente una continuità tra Ratzinger e Bergoglio, due Papi estremamente amabili e semplici, soprattutto nei gesti e nell’apparenza. Ratzinger è di straordinaria profondità nella lettura del vangelo, Bergoglio è più spontaneo, ma ambedue si impadroniscono delle omelie, non le leggono solamente, non sono legati al testo in modo letterale, ma ne fanno una lettura personale, improvvisano. Sono simili nella forma, nell’amore della verità. Uno, Bergoglio, ha una grande esperienza pastorale, l’altro, Ratzinger aveva una grande esperienza nel governo della Chiesa. Ma come si dice: Ecclesia semper reformanda est. Ognuno apporta qualcosa di nuovo ma nella continuità».

«La prima riforma che occorre alla Chiesa è l’impegno di mostrare la verità genuina del messaggio di Cristo — continua Russo — una Chiesa che non usa un’apparenza fatta di pomposità, ma una Chiesa povera, che si presenta con Gesù Cristo, una Chiesa che non ha bisogno di mostrare altro, ma solo la giustizia di Cristo, la verità di Cristo, la carità di Cristo. Un’apparenza povera significa essere ricchi di sostanza, nel messaggio».

Per le vie della città sono apparsi decine di manifesti con la foto di Bergoglio e la scritta, argentino y peronista. «Sono manifesti politici – spiega Russo, di chi ora reclama un pezzo della “gloria” toccata al cardinale. I peronisti lo reclamano come uno di loro. Ma non sono i soli, ognuno ne vuole un “pezzo”. In questo momento sono tutti papisti: i radicali dicono che il Papa è radicale, quelli di Flores (il quartiere dove è nato Bergoglio), dicono il Papa di Flores. Tutti lo reclamano. Tutti a dire, attenti che il Papa era come noi». E continua: «In rete gira la foto di Bergoglio che tiene il calice alzato, e sotto la scritta: è l’unico fan del San Lorenzo che vanta una coppa». Ride. È noto come Bergoglio sia tifoso del San Lorenzo, squadra di calcio ora di bassa classifica che negli ultimi anni non ha mai vinto nulla di importante.

Quindi un aneddoto finale. Russo racconta che prima di partire per Roma disse a Bergoglio: «Eminenza, si ricordi il testo della costituzione apostolica, quando dice, prego per Dio affinché il fratello che è stato eletto accetti la carica, perché quando Dio ti carica del peso immediatamente ti concede anche la grazia». E lui cosa rispose? «Dai Alejandro, non scocciare!».