Benedetto XVI, il Papa che da sette anni «propone l’amicizia con Cristo»

Sono passati sette anni dall’inizio del pontificato. Intervista di tempi.it a George Weigel, grande scrittore americano già biografo di Wojtyla. «L’immagine del “panzer” è una caricatura falsa e viziata, questo Papa combatte la separazione tra ragione e fede, sulla scia di quanto scrisse Henri de Lubac sulla rivista Communio».

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«Bisognerebbe dire che il centro del magistero di questo Papa è la necessità dell’amicizia con Gesù Cristo come centro della vita cristiana» e che «l’immagine del “cardinale panzer” è una caricatura falsa e viziata». Così, George Weigel, intellettuale cattolico e membro dell’Ethics and Public Policy Center di Washington, conosciuto in tutto il mondo per la monumentale biografia su Giovanni Paolo II (Witness to Hope), parla a tempi.it dei sette anni di pontificato di Benedetto XVI.

Benedetto XVI è un professore, poi chiamato a servizio della Chiesa, prima come cardinale e poi come Papa. C’è una differenza tra Ratzinger e Benedetto XVI?
Uno degli sviluppi dei sette anni di pontificato passati è stata la demolizione dell’immagine del cardinale panzer, che è sempre stata un caricatura falsa e viziata, creata dai suoi nemici teologi che non hanno mai imparato il significato che ha nel Catechismo cattolico il termine “calunnia”. Il Benedetto XVI che il mondo ha visto – un uomo di fede profonda, dotato di un grande intelletto e di una personalità affascinante – è il Joseph Ratzinger di chi, conoscendolo prima del 19 aprile 2005, ha avuto il privilegio di incontrarlo.

Il magistero di questo Papa è fondamentalmente incentrato sulla sinergia tra fede e ragione. Perché Benedetto XVI sottolinea tanto questo aspetto?
Bisognerebbe dire che il centro del magistero di questo papa è la necessità dell’amicizia con Gesù Cristo come centro della vita cristiana. Per quanto riguarda l’insistenza sull’unità tra fede e ragione, il Papa sa che la civiltà occidentale è in crisi e che una delle ragioni di questa crisi è proprio la separazione fra fede e ragione. Che non ha portato alla maturazione della ragione, bensì ad una stagione dell’irrazionalità e quindi della “dittatura del relativismo”. Tutto questo era stato anticipato in un libro scritto all’inizio degli anni Quaranta da un vecchio collega di Ratzinger della rivista Communio, Henri de Lubac: “Il dramma dell’umanesimo ateo”. La ragione separata dal Dio della Bibbia è una ragione separata dal Logos da cui tutte le cose sono state create: e questo tipo di “ragione” presto diventa irrazionalità, come la post modernità ha dimostrato. Ma questo non è un secolarismo innocuo. È aggressivo ed egemonico, da qui la “dittatura del relativismo”: l’uso del potere coercitivo dello Stato per imporre una moralità relativista a tutta la società. Il Papa sa, e insegna, che se l’Occidente vuole sopravvivere deve riunire Gerusalemme ad Atene.

Il Papa cita sempre di più la categoria dell’evento cristiano. Contro la riduzione del cristianesimo a dottrina morale o a sentimento.
Quello su cui il Papa insiste è la realtà, il realismo, del cristianesimo. Né Gesù di Nazaret, né la Resurrezione né il cristianesimo sono una favola; il cristianesimo riguarda degli eventi cha hanno convertito persone che poi hanno cercato di convertire il mondo e che ancora cercano di fare lo stesso.


Benedetto XVI si è trovato ad affrontare il dramma della pedofilia, la ribellione di alcuni preti al magistero cattolico e altri mali interni alla Chiesa. Per riparare il Papa sottolinea il «profondo bisogno di ri-imparare la penitenza, di accettare la purificazione». Cosa significa per la Chiesa?
Significa riscoprire l’imperativo della preghiera e del digiuno come gesti da compiere tutto l’anno e non solo durante la Quaresima. Significa affrontare i mali di un clericalismo felpato e simultaneamente difendere i buoni preti e la fraternità sacerdotale.

Il Papa in Germania ha detto: «Gli esempi storici mostrano che la testimonianza missionaria di una Chiesa “demondanizzata” emerge in modo più chiaro. Liberata dai fardelli e dai privilegi materiali e politici, la Chiesa può dedicarsi meglio e in modo veramente cristiano al mondo intero, può essere veramente aperta al mondo». Perché non bisogna intendere questo messaggio come pauperista o come una chiamata a prendere le distanze dall’arena pubblica?
Il Papa in Germania parla di un’istanza particolare che riguarda il supporto alle istituzioni religiose, che tende a spegnere il loro fervore evangelico. La stessa cosa succede quando, per esempio, le istituzioni cattoliche americane si legano troppo ai finanziamenti federali o statali in supporto delle loro attività caritative, e quindi perdono parte della loro identità cattolica.

Come si è posto l’attuale pontefice di fronte al mondo ortodosso e quello protestante?
Nello stesso modo con cui lo fece Giovanni Paolo II: li ha affascinati attraverso la sua presentazione, priva di complessi di inferiorità, degli elementi essenziali del cristianesimo.

Ci sono differenze o evoluzioni tra questo pontificato e quello di Giovanni Paolo II ?
Il 19 aprile del 2005 dissi alla televisione americana che il pontificato di Benedetto XVI sarebbe rimasto nella dinamica della continuità con Giovanni Paolo II. Credo che sia accaduto così: questi sono entrambi pontefici che hanno portato il Concilio Vaticano II a una conclusione di successo e hanno lanciato la Chiesa in un’era necessaria, l’era della Nuova Evangelizzazione.

Twitter: @frigeriobenedet

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