Baruto Kaido: l’estone che da buttafuori è diventato campione mondiale di sumo

Il ventisettenne Kaido Höövelson, alias Baruto Kaito, che in giapponese significa “Mar Baltico”, è il secondo europeo a ricevere la coppa dell’Hatsu Basho, la Serie A giapponese di sumo. Baruto è partito come buttafuori a Rakvere, piccolo paese dell’Estonia, ed è finito in Giappone dove è diventato il re del sumo.

Le arti marziali, competizioni ospitate persino nelle Olimpiadi, sono molto seguite anche se monotone: a vincere, infatti, è sempre il campione giapponese, cinese o coreano. Sembra una storia già scritta. Eppure, la coppa dell’imperatore dell’Hatsu Basho, il primo prestigioso torneo di sumo del 2012, è appena stata assegnata a un lottatore europeo. Non ha gli occhi a mandorla, né i capelli neri. La chioma bionda, gli occhi azzurri e la faccia tonda ne fanno un simpatico omaccione di 198 cm e di 188 chili. Si chiama Kaido Höövelson, alias Baruto Kaito, che in giapponese significa “Mar Baltico”. Ha sconfitto lo yokozuna Hakuho Sho, il campione mongolo favoritissimo dai pronostici, vincendo 14 incontri su 15 e conquistando il gradino più alto del podio.

Baruto è nato ventisette anni fa a Rakvere, una piccola comunità agricola venti chilometri a sud del Golfo di Finlandia. Il villaggio è conosciuto perché possiede la statua di bronzo più grande di tutti i Paesi baltici. È un uro, un bovino preistorico estinto: un’enorme bestia da soma impiegata per arare la fredda Estonia. E bestia da soma è sempre stato anche Baruto, che fin da piccolo aiutava il padre nei lavori agricolti. A sedici anni il padre muore, e il gigante buono è costretto a mantenere l’intera famiglia. Inizia come buttafuori in una discoteca, forte del suo fisico imponente. A quei tempi, Baruto gioca a basket e riesce pure a vincere il campionato nazionale di judo. Un talent scout giapponese, Riho Rannikmaa, ne nota il talento e lo invita in patria, a imparare dai grandi.

Peccato che i nipponici non siano rinomati per la loro apertura. Nessuna prefettura vuole ospitare il gigante europeo. È una scommessa persa in partenza. Solo la città di Kagoshima gli apre le porte, dove Baruto è ospitato e allenato dal dojo Mihogaseki. Nel 2004 inizia la sua carriera nel sumo amatoriale, con una ascesa rapidissima. Nel maggio di due anni dopo, Baruto approda alla prestigiosa categoria Makuuchi, la Serie A del sumo, superando il torneo orientale cadetto con 15 incontri vinti e nessuna sconfitta. Così si appresta a grandi traguardi ma si rompe il legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro: otto mesi di stop, e a settembre è punto e capo. Baruto deve ripartire dai tornei amatoriali e farsi strada tra le categorie più elevate. È un momento duro, ma può appoggiarsi sull’affetto della nuova moglie, Elena Tregubova, sposata nel febbraio 2009.

Due anni dopo, Baruto è di nuovo sul cerchio di sabbia del sumo. In un anno si aggiudica tutte le categorie, tornando in Makuuchi, e diventando uno dei lottatori più amati tra i fan del Sol levante. Nel gennaio 2012, la possibilità di fare il salto di qualità: «Mi interessa solo essere felice – dice agli intervistatori – e rendere felici i miei fan». E ci riesce: sbaraglia tutti gli avversari e vince con due giornate di anticipo sul favorito Hakuho. È il secondo europeo a ricevere la coppa dell’Hatsu Basho dopo Kotooshu, ex lottatore bulgaro. Ma a Baruto non basta: «Una volta che vinci un campionato, non è sufficiente. Vuoi vincerne un secondo, un terzo, un decimo e un trentesimo». Già, al cuore non si comanda.
twitter: @DanieleCiacci