Il Paese dei Normali

Anna

Di Fabio Cavallari
18 Gennaio 2026
Lavora con gli adolescenti. Arrivano arrabbiati, confusi, pieni di parole che non sanno usare. Non li aggiusta, non li consola, non li corregge. Li ascolta
Foto Depositphotos

Anna vive in un appartamento silenzioso, con le sedie sempre al loro posto e le piante che resistono senza entusiasmo. Non ha avuto figli. Non lo dice mai come una mancanza, ma come un dato. Come il colore degli occhi o l’altezza.

Lavora con gli adolescenti. Arrivano arrabbiati, confusi, pieni di parole che non sanno usare. Anna non li aggiusta, non li consola, non li corregge. Li ascolta. Dice che ascoltare è un gesto sottovalutato, soprattutto con chi ha quindici anni e nessuna voglia di spiegarsi.

Il telefono squilla spesso. Messaggi vocali lunghi, spezzati, pieni di esitazioni. “Posso passare?”, “Puoi solo esserci?”, “Non so dove andare”. Anna apre la porta. Non prepara torte, non fa domande. Tiene il tavolo libero.

Vuoti da condividere

Qualcuno le ha detto che sta colmando un vuoto. Lei ha risposto che no, non lo sta colmando. Lo sta attraversando insieme a loro. Dice che certi vuoti non vanno riempiti, vanno condivisi.

La sera si siede sul divano e pensa che nessuno la chiamerà mai mamma. Poi ripensa a un ragazzo che, andandosene, ha detto “a domani” senza pensarci. E capisce che non ha generato nessuno, ma ha accompagnato molte partenze.

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