Tutti in marcia fino al Duomo per ricordare che le paritarie esistono. E sono scuole pubbliche

«Noi delle scuole paritarie non formiamo forse i ragazzi di domani?». Intervista a Miranda Moltedo, preside dell’Istituto delle Suore Marcelline

andemm-al-domm-flickrSi tiene a Milano l’Andemm al Domm, marcia tradizionale delle scuole paritarie e cattoliche, giunta ormai alla sua 33esima edizione. Parteciperanno studenti, scuole e famiglie di Milano e di tutta la Lombardia. «L’Andemm al Domm è importante perché mostra che le scuole paritarie esistono e sono composte di bambini, famiglie e professori, non sono un’entità astratta», spiega a tempi.it Miranda Moltedo, preside dell’Istituto delle Suore Marcelline, una scuola di vari livelli didattici, che conta circa 300 bambini. «Più piccole sono le scuole paritarie, più vogliono partecipare all’Andemm al Domm, perché più piccole sono più fanno fatica. Ma questo non significa che il loro operato valga meno, anzi. Nelle scuole di dimensioni minori si conoscono tutte le storie famigliari, tutte le storie dei bambini e dei ragazzi, si ha a cuore ognuno di loro. Guai a perdere anche uno solo di quei ragazzi perché la famiglia non se lo può più permettere. Piuttosto si fa un taglio in più sulla amministrazione della struttura, ma i ragazzi sono troppo importanti».

RETTE TUTTE ITALIANE. «Recentemente – prosegue Moltedo – ho ricevuto da parte del Governo una newsletter di informazione scolastica. Ho preso la palla al balzo e ho risposto a quella mail rivolgendomi proprio al Primo ministro Renzi. Gli ho chiesto se riteneva giusto che un figlio di persone poco abbienti dovesse rinunciare alla nostra scuola. Ovviamente non ho avuto risposta e temo che non l’avrò mai, visto che sembrano esserci tantissime priorità per lo Stato italiano tranne che per le scuole paritarie. Per fortuna in Lombardia c’è la dote scuola, ma non è sufficiente a coprire talvolta nemmeno la metà di quanto servirebbe per la retta annuale».
I costi di una scuola paritaria in Italia sono decisamente più alti che in ogni parte d’Europa nonostante quanto auspicato dalla Ue: «In Francia una scuola paritaria costa alle famiglie circa 700 euro l’anno. Qualsiasi ceto sociale, con un po’ di risparmio, potrebbe mantenere lo studio di un ragazzo in una scuola così. Da noi le rette arrivano fino a 5 mila euro, è forse giusto? Noi delle scuole paritarie non formiamo forse i ragazzi di domani, ragazzi che saranno onesti e che pagheranno le tasse come tutti gli altri?».

STIPENDI DIVERSI. I ragazzi sono tutti uguali, le famiglie purtroppo no. «C’è un ragazzo bravissimo, è figlio di una badante. Sua madre fa enormi sacrifici per farlo studiare qui, cosa succederebbe a suo figlio se venisse meno anche la dote scuola? Perché si deve far sentire le famiglie povere ancora più povere? L’istruzione riguarda forse solo i ricchi? È impensabile che nel 2015 dobbiamo ancora porci queste domande».
Poi c’è un’altra questione e riguarda chi nella scuola paritaria ci lavora: «Perché un professore che insegna in una scuola paritaria deve essere pagato meno, nonostante il suo impegno settimanale e umano sia lo stesso di un professore di una scuola statale? Eppure entrambi svolgono un servizio pubblico».