Amazon ha ritirato il mio libro contro il gender. E no, non è “libertà del mercato”

Quando un’impresa privata che ha l’83 per cento di tutte le vendite di libri decide di far sparire senza spiegazioni un best seller ritenuto scomodo, significa che si è passato un limite

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Per gentile concessione di First Things, proponiamo di seguito in una nostra traduzione un articolo di Ryan T. Anderson apparso martedì 23 febbraio nel sito della rivista americana (qui l’originale in inglese). 

Anderson, ex vicedirettore di First Things, attualmente presidente dell’Ethics and Public Policy Center, è autore di When Harry Became Sally: Responding to the Transgender Moment, libro che solleva serie e argomentate critiche agli assunti dell’ideologia gender e transgender.

Ironia della sorte, il saggio è stato unilateralmente ritirato da Amazon domenica 21 febbraio, proprio mentre il New York Post ospitava un significativo allarme sul pericolo per la libertà di espressione rappresentato dall’Equality Act, proposta di legge fortemente sostenuta dal presidente Joe Biden che mira a sanzionare ogni presunta “discriminazione” verso le persone Lgbt come una forma di razzismo. L’autore del commento – ecco l’ironia – è Ryan T. Anderson. Ne abbiamo offerto una sintesi qui

Ma l’ironia non è finita. Va infatti aggiunto che il libro “ritirato” di Anderson era entrato nelle classifiche dei best seller del Washington Post e anche della stessa Amazon.

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Il mio libro When Harry Became Sally è uscito esattamente tre anni fa. È stato attaccato due volte dalla pagina dei commenti del New York Times. Il Washington Post ci ha fatto un articolo killer pieno di errori. Era ovvio che i miei critici non avevano letto il libro. Ma si sentivano minacciati e hanno voluto screditarlo per paura che qualcuno lo comprasse e imparasse qualcosa.

Adesso, tre anni dopo la pubblicazione, nella stessa settimana in cui la Camera dei deputati progetta di imporre l’Equality Act – una proposta radicalmente pro transgender che modificherebbe il Civil Rights Act del 1964 –, Amazon ha cancellato dai suoi scaffali virtuali il mio libro contro l’ideologia gender.

Le persone che hanno letto il libro hanno scoperto che si tratta di una presentazione semplice e accurata delle dispute scientifiche, mediche, filosofiche e giuridiche intorno al fenomeno trans. Sì, offre un’argomentazione contraria all’ideologia transgender. Ma non contiene falsità e non scade in una retorica provocatoria.

Copertina di When Harry Became Sally, libro di Ryan T. Anderson

Per di più è stato elogiato da esperti come l’ex primario di psichiatria del Johns Hopkins Hospital, a lungo professore di psicologia alla New York University, professore di etica medica alla Columbia Medical School, professore di scienze psicologiche e del cervello alla Boston University, professore di neurobiologia alla University of Utah, professore emerito della Harvard Law School, eminente filosofo del diritto a Oxford e professore di giurisprudenza a Princeton.

Ma per una sinistra a caccia di eretici nulla di tutto ciò conta. Non importa come lo dici, o quanto sia rigoroso il tuo ragionamento, o con quanta generosità lo presenti. Importa solo se confermi o dissenti dalla nuova ortodossia dell’ideologia gender.

Amazon non ha mai informato me né il mio editore del fatto che avrebbe rimosso il mio libro. E i rappresentanti di Amazon non hanno mai risposto alle nostre indagini. Hanno forse una qualche obiezione di tipo religioso a vendere il mio libro? O magari vendono solo i libri con cui si trovano d’accordo? (In tal caso, dovrebbero faticare molto per spiegare perché offrano il Mein Kampf di Adolf Hitler). Se c’è di mezzo un’obiezione religiosa o di coscienza, sentiamola. Ma se si tratta soltanto di un tentativo di distorcere il dibattito pubblico attraverso un’operazione volta a screditare uno dei critici più in vista dell’Equality Act, è tutta un’altra cosa.

Dunque, primo, un caveat: se avete paura di quel che può fare Big Tech a chi dissente dall’ideologia gender, aspettate di vedere che cosa farà Big Government se il cosiddetto Equality Act diventerà legge. Secondo, una lezione: se avete paura di Big Government, non chiudete gli occhi su Big Tech. I conservatori devono superare la convinzione errata per cui le imprese private possono fare quel che vogliono. Non è vero. E non è mai stata questa la legge americana in materia. Né è quello che dice la legge naturale.

Dal punto di vista della legge naturale, sono inadeguati sia l’approccio liberale che quello libertario all’economia e al diritto di proprietà. I conservatori ormai conoscono bene le criticità degli approcci liberal di sinistra. Ma troppi pensatori conservatori danno per scontato che gli approcci liberale e libertario siano in effetti il loro. Non è così. Essi contengono importanti verità, ma ne omettono altre. L’approccio conservatore scaturisce dalla tradizione del diritto naturale.

Nella tradizione del diritto naturale, non esiste un unico sistema economico giusto. Esistono, tuttavia, determinati sistemi – come il libertarismo filosofico individualista radicale e il socialismo collettivista radicale – che sono incompatibili con la prosperità degli esseri umani e delle loro comunità. Ma fra questi estremi si trovano molti regimi ammissibili di proprietà e relazioni di mercato. Un governo degno crea e struttura diversi sistemi di diritti e doveri con uno sguardo su quello che servirà nel modo migliore il bene comune della società, con le sue storie, tradizioni e circostanze particolari. La regolazione del mercato da parte del governo, dunque, non è intrinsecamente sbagliata. Se un determinato governo del mercato è sbagliato, sarà sbagliato per altre ragioni più specifiche, che devono essere identificate caso per caso.

Un filosofo e maestro del diritto naturale del calibro di papa Leone XII – il quale sancì chiaramente che «la proprietà privata deve essere ritenuta sacra e inviolabile» – sottolineò che i diritti di proprietà si accompagnano a doveri corrispondenti, e dunque non sono assoluti o illimitati. Come osservò una volta George Will, «le cinque parole più importanti in politica sono: “fino a un certo punto”». I diritti di proprietà e la libertà economica sono importanti, fino a un certo punto – quello in cui cessano di servire la prosperità degli uomini. Tutte le libertà hanno dei limiti. Comprese le libertà del mercato.

Ciò non significa che il governo debba intervenire ogni volta che una persona o un’impresa eserciti i diritti di proprietà in modi che danneggiano il bene comune. Un governo che voglia fare questo, in ultima istanza farebbe più male che bene. Ciò non toglie che definire alcune regole è giustificato. Non si può escludere a priori la possibilità che sia prudente mettere qualche regola al potere di Big Tech.

Dico “Big” Tech di proposito. A nessuno interesserebbe (né dovrebbe interessare) se un negozio di mattoni e malta decidesse nel weekend di non vendere più un mio libro. Il mercato ci metterebbe tranquillamente una pezza. Ma che cosa accadrebbe se tutte le librerie di una data località si accordassero per non offrire più il libro? O che cosa accadrebbe se una delle librerie avesse, per dire, l’83 per cento di tutte le vendite e facesse sparire quel libro?

Mettiamo regole alle imprese in continuazione. Non dobbiamo applicare a Big Tech tutte le caratteristiche di una forma esistente di regolazione progettata per altri contesti – che sia la legge antidiscriminazione, la legge antitrust e antimonopolio o le norme per i vettori e i servizi pubblici comuni – ma i decisori politici devono prendere sul serio la questione di quali limiti debbano essere stabiliti per il potere di Big Tech. Il punto è che l’assolutismo rispetto alle libertà del mercato è indifendibile. Ripetere il mantra per cui “è un’impresa privata” non basta più. Non è mai bastato.

Nulla di quanto sopra è inteso a sminuire l’importanza della libertà economica e dei diritti di proprietà. È solo per dire che se quelle libertà sono importanti, lo sono anche altre cose. Il bene comune ha molte sfaccettature. Promuovere la libertà come il bene supremo – libertarismo – sminuisce erroneamente altre facce importanti. Vogliamo leggi che tengano conto di tutti i fattori rilevanti.

È questo il motivo per cui quando Sherif Girgis e io abbiamo scritto i nostri capitoli di Debating Religious Liberty and Discrimination, non abbiamo sposato la critica libertaria verso qualunque regolazione da parte del governo, compresa la legge antidiscriminazione. Abbiamo al contrario tratteggiato i tipi di casi in cui le forze del mercato e gli attori del mercato minano sistematicamente a tal punto la dignità umana e il bene comune da richiedere una risposta del governo.

Per fare un altro esempio: se tutti i pasticcieri del Colorado si rifiutassero di servire persone che si identificano come Lgbt, potrebbe sussistere la giustificazione per fare una legge. Ma quando tutti i pasticcieri (compresi quelli cristiani conservatori) servono prontamente i clienti che si identificano come Lgbt, e un solo pasticciere in tutto lo stato non vuole produrre un singolo tipo di prodotto – una torta personalizzata per celebrare un matrimonio fra persone dello stesso sesso –, allora non c’è la giustificazione perché lo stato limiti i suoi diritti di proprietà o violi la sua libertà religiosa. 

Ripeto, da Amazon non ho saputo nulla a riguardo della decisione di rimuovere il mio libro. Forse si tratta di libertà religiosa o di un problema di “compelled speech”. Ma ne dubito. Quello che so è che non c’è ragione per credere ciecamente che garantire libertà illimitate a Big Tech sia il modo migliore per tutelare prosperità umana e umana dignità. I decisori politici dovranno occuparsi di quali limiti dare a Big Tech per proteggere il bene comune.

La mia previsione è che nel breve periodo venderò migliaia di copie in più grazie alla censura di Amazon. Nel medio, le cose peggioreranno per coloro che vogliono restare attaccati ai valori della tradizione americana. Ma nel lungo periodo, un popolo può lottare contro la legge naturale solo per un po’. E questo vale tanto per l’economia quanto per l’ideologia gender.

Foto di Christian Wiediger per Unsplash