L’amarezza del primario per Eleonora, che aveva «più possibilità di guarire che di non guarire»

Intervista a Giuseppe Basso, capo del reparto dell’Ospedale di Padova in cui è stata ricoverata la ragazza morta di leucemia dopo aver rifiutato la chemioterapia

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«Sono Eleonora Bottaro, una ragazza sufficientemente matura che il 14 agosto 2016 diventerà maggiorenne». Così la diciassettenne padovana di Bagnoli di Sopra si era presentata ai magistrati dopo che il Tribunale dei minori di Venezia aveva tolto in via provvisoria la patria potestà ai suoi genitori Rita e Lino Bottaro, intervenendo su segnalazione dell’Ospedale di Padova. La ragazza aveva scelto, in accordo con i genitori, di rifiutare la chemioterapia prescritta dai medici del reparto di Oncoematologia Pediatrica diretto dal professor Giuseppe Basso dopo che quest’inverno le era stata diagnosticata una leucemia linfoblastica acuta: a poco erano servite le rassicurazioni dei medici che le prospettavano ottime possibilità di guarigione grazie alla chemio, secondo i genitori infatti, convinti antivaccinisti e seguaci della filosofia di Ryke Geerd Hamer (ex medico tedesco radiato nel 1986, fautore della cosiddetta “Nuova medicina germanica”, arrestato e condannato più volte in diversi paesi europei, l’ultima in Francia dove è rimasto incarcerato per frode ed esercizio abusivo della professione medica), il tumore era insorto come manifestazione fisica di un trauma psicologico, la morte del fratello Luca, ucciso da un aneurisma tre anni prima.

Immediata da parte dei medici la richiesta dell’intervento della direzione sanitaria e del tribunale. Molti i colloqui seguiti con i magistrati per comprendere le ragioni del rifiuto delle cure. Eleonora era convinta che il suo male avesse origine psicosomatica e che la chemioterapia, che non aveva salvato da un tumore un’amica pochi mesi prima, non potesse esserle d’aiuto. «Sulla base delle mie conoscenze sono più i morti dopo la chemioterapia rispetto a quanti al giorno d’oggi sono ancora in vita. La serie di rischi ed effetti collaterali mi hanno fatto riflettere sulle conseguenze di queste cure», scrive in una lettera pregando i suoi genitori di “proteggerla”. «Riconosciuta la maturità di Eleonora – ha spiegato l’avvocato della famiglia Gian Mario Balduin – e vista la forza delle sue convinzioni, hanno acconsentito a che i genitori cercassero altre strutture dove poterla curare in modo alternativo».

Eleonora è morta il 29 agosto in Svizzera, nel reparto di Emato-oncologia pediatrica dell’ospedale San Giovanni di Bellinzona, dove ha continuato a rifiutare qualsiasi terapia chemioterapica accettando solo cortisone e vitamina C. «La legislazione svizzera – spiegano i medici dell’Eoc – vieta di obbligare una persona capace di discernimento a seguire delle cure proposte dagli specialisti, dopo che queste sono state ampiamente spiegate e dopo aver lasciato il tempo necessario per prendere una decisione. Tutte le persone coinvolte nella presa in carico della paziente, dai colleghi di Padova al nostro Servizio, si sono prodigati per cercare di far comprendere come, in assenza di cure adeguate, le possibilità di guarigione fossero nulle, tenendo in considerazione le sue paure nei confronti di una terapia che può avere effetti secondari sgradevoli, ma transitori».

Questi i fatti. Sui quali pesano le scelte di una ragazzina malata di tumore che si dice sufficientemente matura e dei genitori che contro ogni parere medico continuano a rivendicare la «libertà di cura». «Una libertà che non ha tutelato la salute di una minorenne», spiega amareggiato a tempi.it il professor Basso, primario dell’ospedale di Padova dove era stata ricoverata la ragazza.

Professore, quando è stata ricoverata Eleonora Bottari e per quanto tempo è rimasta in cura presso la sua struttura fino alle dimissioni?
Eleonora è stata ricoverata il 12 febbraio scorso, quando era ancora minorenne, e il 26 febbraio i suoi genitori hanno sottoscritto la dimissione volontaria contro il parere dei medici. Non hanno mai firmato il consenso alle cure.

Cosa ha detto a Rita e Lino Bottaro per spiegare la diagnosi e le cure necessarie a Eleonora?
Ho comunicato la diagnosi definitiva il 14 febbraio, spiegando che era una malattia curabile, con percentuali di guarigione che si aggirano oggi intorno all’80 per cento. Ricordo bene quel giorno, ho mostrato loro un calendario che avevamo pubblicato per il 2016 in cui erano riportate le fotografie di donne e ragazze che avevano avuto una malattia neoplastica in età pediatrica, anche leucemie acute, e che ora facevano una vita non solo normale, ma anche un po’ più che normale.

Eleonora è morta per colpa della leucemia o perché è stata affidata alla medicina alternativa?
Eleonora è morta di leucemia non curata. La leucemia non adeguatamente curata porta a morte il paziente.

Nel caso di una ragazza così giovane la diagnosi di leucemia è oggi una condanna a morte?
Tutt’altro. Oggi una ragazza affetta da leucemia linfoblastica acuta ha molte più possibilità di guarire che di non guarire. Oltre l’80 per cento dei pazienti in età pediatrica guarisce da questa malattia seguendo i protocolli terapeutici applicati in Italia dalla Associazione Italiana di Emato-Oncologia (Aieop).

Le sono capitate altre vicende analoghe a quella di Eleonora?
Ci sono stati alcuni casi legati alla terapia Di Bella negli anni Novanta. Tutti i pazienti sono deceduti, a mia conoscenza. Questo è stato il primo caso che ho trattato personalmente, in altri casi trattati da miei colleghi è stato impossibile superare il muro del rifiuto.

Il caso di Eleonora è diventato giudiziario, il legale della famiglia per tutto il tempo ha ripetuto: «Non abbiamo fatto altro che ricordare che ci deve essere una libertà di cura». È così, va tutelata la «libertà di cura» contro ogni evidenza nel caso soprattutto di una minorenne?
Non spetta a me dare una risposta a questo quesito. Esistono organismi deputati a tutelare i minori, io li devo curare.

Intanto si inaspriscono le polemiche sulle opinioni del padre di Eleonora, Lino Bottaro, giornalista, fotografo e seguace delle teorie del dottor Hamer.
Da quello che so il dottor Hamer non può più esercitare la medicina. E questo è tutto quello che ho da dire su di lui.

Lino Bottaro, che ha già perso un figlio tre anni fa, è antivaccinista e sostenitore di una serie di tesi antitetiche alla medicina ufficiale. In una intervista al Corriere del Veneto ha detto che sua figlia è morta per «colpa della pressione esercitata dal tribunale e dai medici, degli anatemi che le hanno lanciato contro». E che la leucemia è «rigenerazione, è una fase di nuova vita: chi la supera diventa un uomo nuovo, chi non la supera muore».
La leucemia è una malattia genetica, in quanto nelle cellule malate sono presenti alterazioni genetiche che sono alla base dell’insorgenza della malattia, queste rendono la cellula indipendente dai normali meccanismi di controllo e alla fine portano a morte l’individuo malato. Questa è la leucemia.

Cosa crede debbano fare le autorità competenti ora?
Io credo che la salute dei minori debba essere tutelata, un mio collaboratore mi ha detto: «Oggi puoi essere perseguito se tenti il suicidio e non se impedisci di trattare un paziente per una malattia curabile».

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