Come si permette una donna di sinistra di attaccare l’“utero in affitto”?
Mio caro Malacoda, leggi le dichiarazioni qui sotto. Leggile bene, che poi ne parliamo. Le ho trovate inopinatamente pubblicate su uno dei principali quotidiani italiani, in un’intervista a piena pagina.
«Non esiste alcun diritto ad avere un figlio, è un desiderio, non un diritto. La maternità surrogata non è una tecnica di riproduzione assistita: è tratta di esseri umani».
Non è un prete che parla, è una donna, femminista, e non è Eugenia Roccella. Anche l’intervistatrice è donna – in premessa ha sottolineato che queste donne, di cui l’intervistata è portavoce, dicono no «alla pratica della gestazione per altri, che chiamano solo utero in affitto» – e non sembra credere alle sue orecchie. Insiste: «Perché da donne e femministe siete contrarie alla gestazione per altri?». Risposta:
«Noi ci opponiamo alla maternità surrogata perché rappresenta una pratica di mercificazione e sfruttamento del corpo delle donne, riducendoci a meri oggetti o strumenti».
Mercificazione, sfruttamento, tratta… sta’ a vedere che è la vecchia storia del denaro, dello sterco del diavolo. Ok, deve aver pensato la giornalista, adesso ti frego: «E se una donna, libera e consapevole, non in condizioni di fragilità economica, volesse farlo come atto di altruismo, di benevolenza?». Ti prego di notare il razzismo sottile e ipocrita (sicuramente incosciente, ma forse questa è un’aggravante) celato dietro gli aggettivi di questa domanda: la donna povera non può essere né liberà né consapevole. A una domanda come questa aveva già risposto in modo tranchant anni fa la scrittrice Barbara Alberti, donna e femminista pure lei: ne parlate come di “un atto d’amore”, si è mai vista una ricca americana compiere questo “atto d’amore” per far felice una marocchina indigente?
Qui la risposta è, se possibile, ancora più intransigente (“integralista” direbbe l’intervistatrice, che usa questo termine nella sua premessa: «Posizioni integraliste, inequivocabili»):
«I bambini non si comprano né si regalano. Non esiste generosità in un evento come questo, i bambini non sono un dono».
Qualcuno potrebbe eccepire sull’affermazione che i bambini non sono un dono, ma nel contesto è chiaro: non sono un pacco regalo che ci scambiamo tra noi donne.

Poi ci tocca spararle
Ma non è finita. Ci sono di mezzo i soldi e ci si è messa di mezzo pure la legge a vietare questa “benevolenza” solidale tra donne: «L’utero in affitto, come lo chiamate voi, dovrebbe essere un reato ovunque?». Risposta senza peli sulla lingua:
«Il relatore speciale delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne, Reem Alsalem, ha chiarito che è necessaria una legislazione universale per opporsi a questa pratica e criminalizzare l’uso improprio della capacità riproduttiva delle donne come crimine contro l’umanità».
Sempre più incredula, l’intervistatrice ci prova con il registro della politica, dell’inconciliabilità destra/sinistra: «La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha fortemente rivendicato la legge che considera la gestazione per altri reato universale. È una scelta femminista?». Prima di riportare la risposta, caro nipote, devo a questo punto svelarti l’identità dell’intervistata, si chiama Ángeles Álvarez, ed è una ex deputata del Partito socialista spagnolo e attivista della “Alianza contra el borrado de las mujeres”, letteralmente: alleanza contro la cancellazione delle donne. “Cancellazione”, parola forte, che nasce dal convincimento che «essere donna non è un sentimento». Bene, anzi, male. Ecco la risposta:
«Non sto dicendo che Giorgia Meloni sia una femminista. Ma una legge che proibisce lo sfruttamento riproduttivo delle donne è per definizione una legge femminista».
Fin qui Ángeles. Ora, a noi. Questa volta me l’hai combinata grossa. Mè syschematízesthe, non conformatevi, uscite dagli schemi è il principio culturale dei cristiani, non il nostro. Lo schema è sacro! Quelle cose le deve dire una bigotta di destra, non una socialista spagnola.
Libertà di parola? Ma quando mai? Recita la tua parte! Altrimenti ad Ángeles, come ai conservatori americani che invece di girare armati e vestiti da nazisti, vanno nei campus universitari a discutere con gli studenti, ci tocca trovare uno che le spari. Rimettiti in carreggiata.
Tuo affezionatissimo zio
Berlicche
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Una versione di questo articolo è pubblicata nel numero di ottobre 2025 di Tempi. Il contenuto è riservato agli abbonati: grazie al tuo abbonamento puoi scegliere se sfogliare la versione digitale del mensile o accedere online ai singoli contenuti del numero.
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