Altro che Saetta McQueen, quest’anno a Daytona può vincere una donna: Danica Patrick

Corre la Daytona 500 «non per diventare la donna più veloce ma il pilota più veloce» e per entrare nella storia, in compagnia di Richard “The King” Petty, l’ispiratore di Cars

Danica Patrick, una donna in pole position a Daytona Beach, Florida. E chissà che, dopo aver fatto registrare il miglior tempo in qualifica, domenica non possa addirittura tagliare per prima il traguardo della Daytona 500, vincendo così la più prestigiosa gara del campionato Nascar, quella che ogni anno, dal 1959 ad oggi, si corre a metà febbraio tra le cosiddette “stock car”, le vetture di serie elaborate, e che, solitamente, proprio come quest’anno, inaugura la stagione sportiva. Se la determinata pilota di Beloit, Wisconsin, dovesse riuscire nell’impresa, arrivando al termine delle 500 miglia del tracciato (200 giri di pista) davanti a tutti i suoi colleghi uomini, inoltre, bisserebbe il successo ottenuto nel 2008 a Motegi, Giappone, quando ancora ventiseienne correva per il team Andretti Green Racing nella Indycar, l’alter ego a ruote scoperte della Nascar, e vinse, unica donna finora, la sua prima ed ultima gara di caratura internazionale.

PILOTA PIU’ VELOCE. «Non voglio diventare la donna più veloce del gruppo, ma il pilota più veloce», che è ben diverso. Questo ha dichiarato Danica Patrick nell’intervista alla Cbs, la rete che dagli anni ’70 trasmette in America la Daytona 500, dopo aver conquistato la prima posizione in griglia. E poi ha aggiunto: «È stato indubbiamente un bel risultato per tutti conquistare la pole; lo è stato per me, per la squadra e per Go Daddy (lo sponsor della sua scuderia la Stewart-Haas Racing, che la fa correre su una Chevrolet SS, ndr)». Se teme le critiche o le ha mai temute in questi anni? «No, non mi preoccupano; le critiche fanno parte dello sport, di ogni sport, e poi io amo confrontarmi con altre persone».

CARRIERA E IMMAGINE. Se una cosa è certa è che le qualità e il carattere non le mancano: Danica Patrick, infatti, dopo aver portato a termine la gavetta in serie minori tra Stati Uniti ed Europa, ha fatto il suo esordio in Indycar nel 2005 con il team Rahal Letterman, chiudendo la stagione al dodicesimo posto (in un campionato dove corrono una trentina di piloti), per migliorarsi poi l’anno seguente con la nona piazza finale e, dopo esser passata nel Team Andretti nel 2007, chiudere tre stagioni al settimo, sesto e quinto posto in classifica. Poi il passaggio alle ruote coperte della Nascar, dapprima nella Nationwide Series, la formula minore, e ora nella Sprint Cup Series, la classe regina. Danica Patrick, che è anche modella (è stata sulla copertina di Sports Illustrated), non disdegna di tanto in tanto calarsi nel ruolo di donna immagine per i molteplici suoi sponsor, come Tissot.

DAYTONA E NASCAR. Vincere a Daytona, “The Great American Race”, per un pilota di Nascar è come vincere a Indianapolis, dove si corre l’altra storica 500 miglia, per un pilota di Indycar. Il vincitore della Daytona 500, infatti, si aggiudica l’Harley J. Earl Trophy, il trofeo dedicato a Harley Earl, appunto, uno dei più celebri designer di automobili statunitensi. E conquistare l’Harley J. Earl Trophy proietterà il vincitore di quest’anno nell’olimpo dei motori a stelle e strisce, in compagnia di piloti del calibro di Cale Yarborough, Mario Andretti, Jeff Gordon e, soprattutto, Richard “The King” Petty, vincitore per sette volte della Daytona 500, il pilota cui il celebre cartone animato della Pixar, Cars, ha reso omaggio  ispirando la linea di The King, l’avversario di Saetta McQueen, alla sua mitica Plymouth Superbird azzurra numero 43.