Addio a Michael Clarke Duncan, il gigante buono del Miglio verde

Il suo nome, Michael Clarke Duncan, è difficile da ricordare anche per i cinefili più preparati. Il suo viso sorridente e il suo corpo enorme, invece, difficilmente si potranno dimenticare. Perché Michael era un attore, non di quelli troppo conosciuti e ammirati, ma nel 1999 si era reso protagonista indimenticabile de Il miglio verde. Nei panni del gigante John Coffey, ingiustamente condannato a morte, aveva commosso il mondo intero. Dopo una nomination all’Oscar e un po’ di tempo tra red carpet e interviste televisive, “il gigante buono”, come era stato rinominato dalla stampa, cercava il suo posto al sole tra le celebrità.

IL MIGLIO VERDE. Aveva cominciato come guardia del corpo di Will Smith, tanti anni prima. La star del Principe di Bel Air l’aveva anche fatto comparire in una puntata della sit com più amata dagli afroamericani degli anni 90. Del resto, il suo sogno era recitare, nonostante quella corporatura enorme che incuteva timore e che sarebbe stata perfetta per un giocatore di football come affermavano i suoi genitori, che lo avevano incoraggiato inutilmente a inseguire la carriera sportiva. Il miglio verde però gli diede la notorietà necessaria per lavorare con continuità a Hollywood: recitò in Il pianeta delle scimmie, Daredevil, Armageddon, Sin City e altre pellicole minori e presto la voce ad alcuni personaggi di film d’animazione, tra cui il Comandante Vachir di Kung Fu Panda. Ma per tutti era sempre John, il guaritore miracoloso della prigione di Cold Mountain e chissà se a Michael faceva piacere o se avrebbe preferito essere ricordato per un altro motivo.

IL RISOLUTORE. Il 2012 lo aveva visto tentare la strada della tv, partecipando come protagonista a Il risolutore, serie televisiva nata come spin-off di Bones. La serie, che in Italia andrà in onda su Fox a partire da domani, è stata purtroppo cancellata dopo la prima stagione a causa dei bassi ascolti. Chissà se Michael Clarke Duncan sperava che il ruolo dell’avvocato Leo Knox entrasse nel cuore degli spettatori come quello dello sfortunato John.

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