Pillola del mese dopo, goffo tentativo di truccare l’aborto da “contraccezione post-fertilizzazione”

Un gruppo di ricercatori chiede alle case farmaceutiche di sviluppare un “nuovo” metodo di controllo delle nascite che somiglia tanto all’aborto a domicilio

Ancora non esiste ma l’hanno già battezzata “pillola del mese dopo”. Alcuni ricercatori americani e svedesi hanno firmato un editoriale sulla rivista scientifica Journal of Family Planning and Reproductive Health Care per spingere le case farmaceutiche a superare i presunti ostacoli di natura politica e religiosa e a procedere senza indugio nello sviluppo di quello che viene presentato come un contraccettivo “post fertilizzazione”. Che però, a giudicare dagli effetti provocati, somiglia più a una versione aggiornata della pillola abortiva Ru486 che a un contraccettivo. La nuova “kill pill”, infatti, sarebbe in grado di agire fino a un mese dopo il rapporto sessuale, quando l’ovulo è fecondato e l’embrione in parte sviluppato.

PEGGIO DELLE “KILL PILL”. In realtà sono già diverse le voci che hanno sollevato perplessità sul nuovo composto chimico. Sarà peggio della Ru486, dicono, perché anche la “pillola del mese dopo” è un farmaco abortivo, ma più camuffato. Agli autori dell’editoriale, però, tutto ciò non interessa. L’importante è che «una pillola del genere sarà molto popolare tra le donne». E anche se «è una forma di aborto» – ammette Elizabeth Raymond, firmataria dell'”appello”, medico presso l’azienda newyorkese Gynuity, specializzata in “salute riproduttiva – «sarebbe ampiamente accettata». Anche perché la miracolosa pillola potrebbe sostituire altri farmaci contraccettivi con effetti collaterali fastidiosi come l’aumento di peso, il mal di testa o la nausea. «Vent’anni fa un sondaggio condotto in più paesi, specificamente pensato per conoscere i sentimenti delle donne sulla pillola contraccettiva che agisce dopo la fertilizzazione, ha rivelato una notevole accettazione», si legge nell’editoriale.

UNA CONTRADDIZIONE IN TERMINI. Ma non è tutto. Nell’articolo la dottoressa Raymond ha anche scritto che non bisogna pensare male di questa «forma di aborto»: «Dobbiamo smetterla di esaltare la contraccezione pre-fertilizzazione come una cosa buona, perché questo implica che ciò che agisce dopo la fertilizzazione invece sia male». Giochi di parole che non convincono per niente il movimento Family Education Trust, che sul Daily Mail ha fatto notare come «parlare di contraccezione post fecondazione sia una contraddizione in termini» e come chiamare il farmaco “pillola del mese dopo” riveli solo il tentativo di confondere l’opinione pubblica nascondendo la presenza di «un’altra persona». Per il Family Education Trust si tratta infatti di «aborto a domicilio», senza mezzi termini. E «l’aborto significa solo una cosa: la rimozione del bambino non ancora nato».