A marzo il testo sulle unioni civili. L’unico ostacolo sono gli «ultra-cattolici»

Dopo la sentenza della Cassazione che stoppa la pubblicazione delle nozze gay, la senatrice Cirinnà rilancia la sua legge sul “simil-matrimonio”

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unioni-civili-gay-repubblica«Il testo sulle unioni civili arriverà in aula a marzo». Dice così oggi alla Stampa la senatrice Monica Cirinnà (Pd), relatrice di un testo sulla materia di cui, afferma, «ha parlato con Renzi l’ultima volta che è venuto al Senato». Il testo Cirinnà unifica altre 15 proposte e vuole dare «diritti, doveri e riconoscimenti a chi è unito da un legame affettivo e ha un rapporto di convivenza».

SIMIL-MATRIMONIO. Abbandonata la pista di chiamare tali unioni «matrimonio» («abbiamo accantonato l’ipotesi per evitare di far morire il testo») la proposta Cirinnà si conferma essere un “simil-matrimonio” poiché garantisce agli omosessuali «gli stessi diritti degli sposati eterosessuali, tranne l’adozione». Nella proposta della senatrice è previsto però che un figlio biologico possa essere adottato dall’altro componente della coppia.
Cirinnà è fiduciosa che il suo testo sia approvato. Nel Pd, spiega, sono solo una dozzina i contrari, mentre il vero ostacolo è costituito dagli «ultra-cattolici» (li chiama proprio così) che vogliono difendere la «famiglia tradizionale».

LA SENTENZA DELLA CASSAZIONE. Il tema è ritornato di cronaca dopo la sentenza della Cassazione resa nota ieri. La prima sezione civile dell’Alta Corte ha infatti respinto il ricorso di una coppia di omosessuali che chiedevano la pubblicazione del proprio matrimonio. Richiesta rigettata perché «nel nostro sistema giuridico di diritto positivo il matrimonio tra persone dello stesso sesso è inidoneo a produrre effetti perché non previsto tra le ipotesi legislative di unione coniugale».
Al tempo stesso, però, per la Cassazione occorre un «tempestivo intervento del legislatore» che attivi uno «statuto protettivo» per le coppie omosessuali. Una sentenza a due facce, insomma, che ricalca quanto già affermato dalla Corte Costituzionale l’anno scorso: da un lato si afferma che la pubblicazione delle nozze gay non è un diritto, dall’altro si preme sulla politica perché tuteli in qualche forma le unioni di tal specie.

LE TRASCRIZIONI DEI SINDACI. Le reazioni sulla sentenza dell’alta Corte sono le più varie. Se nel mondo dell’associazionismo omosessuale si tende a mostrare fastidio per il «mancato coraggio» dei giudici (Franco Grillini), ma anche apprezzamento per il nuovo stimolo dato alla politica per legiferare, dall’altro si tende a sottolineare come le trascrizioni messe in atto da molti sindaci italiani si confermino essere solo «atti provocatori senza valore», come scrive oggi Avvenire.

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