Ma a cosa serve il codice (pat)etico di Prandelli?

Lo si sbandiera quando serve per moralizzare il calcio, salvo poi scordarsene all’occorrenza. E le spiegazioni alla convocazione di Balotelli, nonostante la squalifica, suonano ridicole e paradossali

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Se c’è una cosa che suona paradossale e suscita più di un sorriso del codice etico di Prandelli sono i salti mortali che in questi mesi il ct ha fatto, quelle spiegazioni tirate per i capelli che da casa azzurri sono state offerte per far apparire coerenti le scelte in tema di convocazioni consone all’applicazione di questa norma. Bizzarra suona così la motivazione con cui ieri l’allenatore ha spiegato ai microfoni del Tg1 l’apertura alla Nazionale per Balotelli, nonostante la squalifica di 3 giornate da cui il giocatore arriva dopo le minacce rivolte all’arbitro al termine di Milan-Napoli. L’esclusione non ci sarà perché i rossoneri non hanno fatto ricorso contro la squalifica e quindi Balo ha scontato tutta la sua punizione: «Non convocarlo sarebbe stata una punizione aggiuntiva alla punizione».

«UN SEGNALINO VA DATO». E si arriva al ridicolo nel leggere che probabilmente la prima delle due partite in programma, contro la Danimarca, Mario la guarderà dalla panchina perché, testuali parole della Gazzetta di oggi, «un segnalino va dato», e una piccola punizione è giusto che l’attaccante la riceva. Ma la verità dice altro: il codice etico di Prandelli vacilla sotto la sfacciataggine dell’attaccante del Milan, rivelandosi per l’ennesima volta un perfetto specchietto per le allodole giornalistiche in cerca di morali cui aggrapparsi. Lo si paventa quando bisogna moralizzare il calcio senza valori, salvo poi dimenticarsene all’occorrenza.
Lo stesso ct che lo ha ideato lo interpreta a piacere, scegliendo a seconda delle circostanze. A maggio escludeva Osvaldo dalla Confederations Cup perché aveva litigato con Andreazzoli dopo il derby di Coppa Italia, salvo poi motivare l’assenza dell’italo-argentino con la sua mancata partecipazione alla premiazione finale. L’ex attaccante della Roma sarebbe stato in panchina quindi non serviva, a differenza del cardine dell’attacco Balotelli, che ne dice di ogni all’arbitro di Milan-Napoli tanto da prendersi 3 giornate di squalifica, eppure viene chiamato lo stesso.

SE STA FUORI ORA, POI SALTA IL MONDIALE? Quando a luglio Prandelli lascerà la Nazionale sarà difficile rimpiazzarlo con qualcuno che sia in grado di offrire lo stesso carattere e gli stessi schemi che il ct di Orzinuovi ha saputo trasmettere. Ma del codice etico non si sentirà affatto la mancanza, visto il suo totale fallimento su Balotelli. Se il tecnico pensava che avrebbe potuto addolcire l’aggressività del ragazzo ora si deve ricredere, trovandosi anzi schiavo della sua stessa norma. Da qui al Brasile ci sono ancora 9 mesi in cui l’attaccante del Milan potrebbe incorrere in altri colpi di testa: se Prandelli lo esclude oggi, poi dovrebbe aumentare la pena, col rischio così di lasciarlo a casa del tutto dalla Coppa del Mondo. Ma a quel punto sarebbe curioso ascoltare la nuova spiegazione del ct per fargli comunque indossare la maglia azzurra.

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