Femminicidio. Condanna più anime la parola che la spada

Di Berlicche
02 Dicembre 2012
Uccidere una donna è più grave? Il problema è l'intenzione dell'assassino, ma per creare la lite eterna abbiamo spostato l'accento sulla vittima

Mio caro Malacoda, oggi impégnati perché il crinale è stretto. Cercherò di mostrarti come una causa giusta possa essere buttata in vacca dai suoi stessi sostenitori, basta spostare un accento.

Dunque. Da un po’ di giorni quotidiani e televisioni parlano di ā€œfemminicidioā€, brutta parola che vuole indicare l’omicidio volontario di una donna in quanto donna. Per questa fattispecie di reato due donne ā€œdi destraā€ hanno proposto una modifica del codice penale: a chi si macchia di questo delitto venga comminato l’ergastolo. Vista l’estrazione politica delle due proponenti ti saresti aspettato che gli intellettuali d’area le avrebbero sostenute, ma sono bastati due titoli di giornale del tipo ā€œPene più gravi per chi uccide una donnaā€, ā€œL’omicidio di una donna merita l’ergastoloā€ per scatenare il cane di Pavlov che alberga in molti maschi: una vita ĆØ una vita, si vuole forse insinuare che quella di una donna vale di più di quella di un uomo?

Il giornalista ā€œde sinistraā€ non li ha certo aiutati con argomenti come: ā€œSicurezza, omicidi in calo. Ma una vittima su quattro ĆØ donnaā€. Quel ā€œmaā€ sembra fatto apposta (tu ne saprai qualcosa) per scatenare le polemiche; perchĆ© la logica e la matematica dicono che se una su quattro ĆØ donna, tre su quattro sono uomini. E sempre logica e matematica inducono a far di conto anche per la parte non espressa (noi diavoli siamo nel non detto, anche altrove, ma nel taciuto sempre): se in Italia 127 donne vengono uccise volontariamente in un anno (nell’80 per cento dei casi sono vittime di mariti o fidanzati) cioĆØ una ogni 68 ore (cosƬ ancora sommari e occhielli per sensibilizzare al problema), con la stessa operazione un macho irritato si calcola l’altra metĆ  del cielo, che poi ĆØ più della metĆ : 590 omicidi volontari nel 2011 meno 127 donne uguale 463 morti ammazzati ā€œmaschiā€, uno ogni 19 ore. E sbotta: dov’è il problema?

Il problema ĆØ nell’accento, per creare l’eterna confusione e l’inarrestabile litigio che avvolge qualsiasi discussione in Italia, noi siamo riusciti a farlo spostare sulla vittima e a colorare ideologicamente anche questa disputa. Mentre l’accento va messo sull’omicida: il reato ĆØ più grave non solo per via del sesso della vittima, ma a causa dell’intenzione dell’assassino che del sesso della vittima ha fatto il movente delle sue pugnalate, ha ucciso una donna ā€œin quanto donnaā€. Come i nazisti uccidevano gli ebrei ā€œperchĆ© ebreiā€. Hai presente quella barzelletta in cui il razzista dice: ā€œNon sono io che sono razzista, sono loro che sono negriā€?, ecco. Non c’è corpo di una vittima che valga più di un altro, oppure meno (ā€œUccidere un poliziotto o un fascista non ĆØ un reatoā€, si gridava un tempo e si tornerĆ  presto a gridare in piazza), il peso, nel senso della gravitĆ , ĆØ nell’intenzione, nell’animo. L’atto più grave ĆØ sempre un atto spirituale: l’omicidio volontario ĆØ più grave di quello colposo, quello razzista più grave di quello per rapina, quello efferato più grave di quello in preda a un raptus, quello premeditato… quello sessista ĆØ più grave ancora perchĆ© vuole eliminare la diversitĆ  e sancire il possesso. Se ci pensi, per noi e per la nostra campagna sull’identitĆ  di genere ĆØ una sconfitta su tutta la linea. Per fortuna possiamo sempre contare sull’ideologismo della sinistra e sul becerume della destra. Saluti androgini.

Tuo affezionatissimo zio Berlicche

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